Dieci biblioteche italiane tutte da scoprire


Templi sacri della lettura, molte biblioteche italiane hanno un fascino particolare dovuto al patrimonio di inestimabile valore che conservano, tra i primi al mondo, ai luoghi monumentali in cui hanno sede e alla storia spesso secolare che le caratterizza. Ne abbiamo selezionato dieci da proporvi in questa classifica delle più belle.

Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze
È una delle principali raccolte di manoscritti al mondo e la sua prestigiosa sede è stata disegnata nei minimi particolari da Michelangelo Buonarroti, tra il 1519 e il 1534, compreso il soffitto e gli stessi banchi. Le splendide vetrate furono realizzate da maestranze fiamminghe su disegno di Giorgio Vasari, i monumentali gradini centrali, sono un’invenzione originale di Michelangelo e rappresentano un’anticipazione dello stile barocco che di lì a poco avrebbe invaso l’Europa. La Biblioteca conserva un patrimonio librario particolarmente importante e numerosi pezzi spiccano per antichità, pregio filologico e bellezza: numerosissimi manoscritti conservati furono copiati da umanisti del calibro di Pico della Mirandola, Coluccio Salutati, Poggio Bracciolini, Marsilio Ficino e Niccolò Niccoli, molti dei quali sfarzosamente miniati e rilegati.












Biblioteca Malatestiana di Cesena
La Malatestiana è l’unico esempio di biblioteca umanistica conventuale perfettamente conservata nell’edificio, negli arredi e nella dotazione libraria, come ha riconosciuto l’Unesco, inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoire du Monde. Nata da un progetto dei frati del convento di San Francesco, la biblioteca prese vita a partire dal 1450 grazie all’intervento di Malatesta Novello, signore di Cesena, che fece proprio il progetto dei frati  e nel loro convento eresse la sua libraria. Varcato il maestoso portale, l’impressione è quella di trovarsi in una vera e propria “chiesa in miniatura”: la biblioteca ha una pianta a tre navate, illuminate dalle finestrelle archiacute, due per campata, , mentre la navata centrale, scandita da venti eleganti colonne con capitelli a scudi e a foglie pendule, è illuminata longitudinalmente dal grande rosone di fondo. I manoscritti commissionati o acquistati da Malatesta Novello (circa 150 esemplari) integrarono il preesistente fondo conventuale. Spettacolari i plutei ai quali i codici venivano assicurati dalle catene ancora perfettamente conservate. 



 

 

Biblioteca Casanatense di Roma
Istituita dai padri domenicani del Convento di S. Maria sopra Minerva a Roma come biblioteca di pubblica utilità, per volere del cardinale Girolamo Casanate, venne aperta nel 1701, con primo nucleo la sua collezione ricca di oltre 25.000 volumi. Primeggiò tra le biblioteche romane per l’illuminata politica degli acquisti e per l’esperta attività biblioteconomica e catalografica, legata soprattutto alla figura di Giovanni Battista Audiffredi. Ospita oltre 400mila fra libri, manoscritti, incunaboli, rarità inestimabili.

Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia
Opera di Jacopo Sansovino, fu eretta e decorata tra il 1537 e il 1560 su ordine dei procuratori di San Marco, per accogliere degnamente i codici greci e latini donati alla Repubblica di Venezia dal Cardinale Bessarione nel 1468. Fa parte ancor oggi come sede monumentale – insieme all’edificio della Zecca , ove si trovano le sale di lettura – della Biblioteca Nazionale Marciana, che custodisce preziosi manoscritti, come il cinquecentesco Breviario Grimani ed il Mappamondo di Fra Mauro, ed edizioni antiche, tra cui quelle di Aldo Manuzio. Le decorazioni delle sale sono opere di artisti del calibro di Tiziano, del Tintoretto e del Veronese.

 Biblioteca Palatina di Parma
Il nome trae origine dal tempio di Apollo Palatino di Roma. Fondata nel 1761 dai duchi Filippo e Ferdinando di Borbone fu inaugurata ufficialmente nel 1769. Oggi la Palatina conserva 708.000 fra volumi, opuscoli, fogli singoli, periodici cessati, 250 periodici correnti, 6.620 manoscritti, 75.000 carteggi, 3.042 incunaboli, 52.470 stampe e disegni e una vastissima raccolta di manoscritti ebraici, forse la più grande del mondo conservata in una biblioteca pubblica.

Biblioteca Angelica di Roma
Aperta nel 1604, l’Angelica, la terza biblioteca pubblica in Italia, fu fondata grazie al lascito del vescovo marchigiano Angelo Rocca da cui prese il nome. Rocca, agostiniano, la affidò ai frati del suo ordine presenti a Roma, dotandola di proprie rendite e prescrivendone l’apertura a tutti, senza limite di sorta. La biblioteca rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per chi voglia studiare il pensiero di sant’Agostino e la storia dell’ordine agostiniano nonché quella della Riforma protestante e della controriforma cattolica.

Biblioteca Universitaria di Bologna
Il primo nucleo di questa biblioteca è dovuto a Luigi Ferdinando Marsili, nobile bolognese e generale dell’Impero, il quale creò nel 1712 l’Istituto delle Scienze e lo dotò delle proprie collezioni scientifiche, dei suoi libri, di 900 manoscritti orientali e di 120 manoscritti relativi alle sue opere. Nel 1742 questo primo nucleo si arricchì di manoscritti e opere a stampa, nonché della raccolta delle tavolette xilografiche e degli acquerelli del grande naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi. Nel 1755 Papa Benedetto XIV donò alla biblioteca 25.000 volumi a stampa e 450 manoscritti e nello stesso anno, impose ai tipografi di Bologna la consegna obbligatoria di ogni opera stampata. Nell’anno successivo ne decretò l’apertura al pubblico. Oggi conserva 1.250.000 volumi, 400 ritratti di personaggi illustri, e di affreschi cinquecenteschi, da poco restaurati, che la arricchiscono ulteriormente.

Biblioteca Braidense di Milano
La Biblioteca nazionale braidense venne costituita nel 1770 dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria e aperta nel 1776 nel palazzo del Collegio gesuitico di Brera, acquisito dallo stato in seguito allo scioglimento della Compagnia di Gesù avvenuto nel 1773. Nelle sue raccolte si trovavano corali miniati, metodi di musica strumentale, opere storiche e letterarie, teologiche, giuridiche insieme alle grandi opere di consultazione generale. La Braidense ha da sempre un duplice ruolo di biblioteca di conservazione, da una parte d’indirizzo storico e letterario, a cui si affianca l’ampia raccolta della produzione libraria milanese.

 

Biblioteca de Girolamini di Napoli
Dotata di un’importantissima raccolta libraria, nonché di un importantissimo archivio musicale operistico, la biblioteca, aperta al pubblico nel 1586, è la più antica di Napoli e seconda in Italia dopo quella Malatestiana di Cesena. Giambattista Vico donò le prime edizioni di tutte le sue opere al convento, e a lui è dedicata una sala del complesso bibliotecario. Questo ambiente è potenzialmente fruibile al pubblico grazie ai lavori di catalogazione digitale e restauro dei libri eseguiti nel 2012. Tuttavia, il giorno prima della sua apertura al pubblico, l’intera biblioteca dei Girolamini (inclusa la sala Vico), vengono posti sotto sequestro dai carabinieri in seguito all’arresto del direttore per furto del prezioso materiale librario. L’edificio che la ospita fu ridisegnato nel Settecento da Arcangelo Guaglielmelli, la cui opera fu terminata dal figlio nel 1727. All’interno ospita affreschi di Pietro Bardellino.

 

Biblioteca Reale di Torino
Istituita da Carlo Alberto, re di Sardegna, nel 1893 oggi può contare 200.000 volumi, più di 9.000 tra manoscritti, disegni e pergamene e 400 tra raccolte fotografiche, carte geografiche, stampe e incisioni. Tra i pezzi più prestigiosi si possono annoverare 13 schizzi a opera di Leonardo da Vinci (tra cui il rinomato Autoritratto e il Codice sul volo degli uccelli). Il salone monumentale, adibito a sala di lettura, conserva inalterato l’arredamento ottocentesco costituito da scaffalature e tavoli in legno di noce, poggianti sul palchetto realizzato in essenze pregiate. La volta a botte del salone è affrescata a monocromo con soggetti raffiguranti le Scienze e le Arti, cartigli e medaglioni dedicati ai personaggi più rappresentativi dei vari rami del sapere.

 

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