Il kiwi è buono e ha tante proprietà, non tutte “benefiche”. Vi siete mai chiesti cosa vi succede se ne mangiate tre? Ecco l’effetto che può avere sul corpo


 

l Kiwi è un frutto originario della Cina che ormai è entrato a far parte in pianta stabile della nostra cucina. L’Italia è il maggior produttore mondiale del frutto dolce e verde, in particolare Lazio e Piemonte sono tra regioni più prolifiche di kiwi. Si consuma a partire dall’inizio dell’autunno e per tutto l’inverno e ha tante proprietà benefiche per la nostra salute e il nostro benessere. Ma ha anche alcune controindicazioni.

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Infatti, il kiwi può dare, in soggetti predisposti, reazioni allergiche. Inoltre, ha un “notevole” potere lassativo, quindi mangiarne troppi potrebbe causare problemi intestinali. Pertanto, è meglio non mangiare più di 2 o 3 al giorno. Infine, i semi contenuti all’interno del frutto, non lo rendono adatto a chi soffre di diverticolite.

Però vanno decantati anche i pregi di questo buon frutto orientale. Grazie ai sali minerali che contiene (fosforo, calcio e potassio) è in grado di aumentare l’energia giornaliera aiutando l’organismo a combattere stanchezza e spossatezza. Ha tanti benefici anche per la salute. Grazie all’acido proteico infatti, il kiwi aiuta a tenere a bada il livello di colesterolo nel sangue, prevenendo così malattie e patologie cardiache. L’alto livello di vitamina C, inoltre, permette di coprire il fabbisogno giornaliero necessario al nostro organismo e, l’effetto diuretico di questo frutto, permette di contrastare i liquidi in eccesso e il gonfiore che si forma tipicamente nelle zone di cosce e caviglie, ma è anche un ottimo frutto per prevenire i malanni di stagione come influenza e raffreddore. E dulcis in fundo, è ottimo anche mangiato durante la gravidanza per l’altro contenuto di acido folico che aiuta lo sviluppo del bambino, aiutando a ridurre il rischio di eventuali malformazioni.

 

Ingerisce 20 calorie al giorno, prende 20 pasticche di lassativo e, nel giro di 6 mesi, arriva a pesare 25 chili. Tutta ”colpa” dei suoi compagni di scuola che la prendevano in giro e di quella voce che la perseguitava. La storia di Chloe