“Invece dei Pokemon trovate e salvate noi”. L’appello dei bambini siriani commuove il mondo. Immagini che non hanno bisogno di essere commentate


 

“Trovateci e salvateci”. Mentre il mondo, specie quello adolescenziale, sembra impazzito dietro il gioco del momento – quel Pokemon go che sta sollevando critiche e dibattiti tra sociologi (e sociopatici) – un gruppo di bambini siriani ha deciso di servirsi dei mostriciattoli giapponesi per ricordare al mondo le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere da cinque anni a questa parte, da quando scoppiò una sanguinosa guerra civile costata finora la vita a 450mila persone.

A diffondere le immagini di bimbi che mostrano disegni di Pokemon con messaggi in arabo in cui chiedono di essere salvati dalla guerra è stato l’organo di comunicazione delle forze rivoluzionarie siriane (The Revolutionary Forces of Syria Media Office). Un appello di sensibilizzazione in un mondo disincantato che vede quello che vuole vedere. E per capirlo basta snocciolare alcuni dati.

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Questa settimana in Siria più di 20 bambini sono stati uccisi in attacchi aerei a Manbij e un ragazzo di 12 anni è stato brutalmente assassinato ad Aleppo”: è quanto denuncia Hanas Singer, rappresentante Unicef in Siria. “Secondo i partner sul campo dell’Onu, le famiglie del villaggio di al-Tukhar, vicino Manbij, a 80 chilometri ad est di Aleppo, si preparavano a fuggire quando sono iniziati gli attacchi aerei” ha aggiunto. L’Unicef stima che 35.000 bambini siano intrappolati a Manbij dintorni.

 

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“Nelle ultime sei settimane, mentre le violenze si stanno intensificando – continua Singer – oltre 2.300 persone sono state uccise nella zona, tra cui decine di bambini. Questi terribili episodi rendono ancora più chiare alle parti in conflitto le loro responsabilità condivise di rispettare le leggi internazionali umanitarie che proteggono i bambini in guerra”. “Deploriamo ogni forma di violenza e sollecitiamo tutte le parti in conflitto in Siria a fare ogni sforzo per evitare la perdita di civili. Non importa dove si trovano in Siria o sotto quale potere vivono, assolutamente nulla giustifica gli attacchi sui bambini. Tutte le violenze contro i bambini devono immediatamente terminare” conclude il rappresentante Unicef.

”Dagli stupri di massa ai bambini usati come schiavi del sesso”. Lei, 22 anni, è andata in Siria per combattere l’Isis e quello che ha raccontato è davvero raccapricciante

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