Hai un figlio molto intelligente? Non lo avresti mai detto ma è un problema (che è meglio non sottovalutare). Ecco come viene ‘rifiutato’ da scuola e società


 

E chi lo avrebbe mai pensato che un bambino (o una bambina) molto intelligente sarebbe diventato un problema. Per se stesso, innanzitutto, per i genitori e per un sistema scolastico che sta dimostrando di non sapere cosa fare davanti ai bambini cosiddetti  plusdotati. Vengono definiti così quei bambini che hanno una marcia in più e che, secondo le ultime stime, sono il 5% della popolazione infantile. A segnalare con forza il fenomeno della plusdotazione è la Città dei bimbi, il primo portale tematico di informazione, rivolto alle famiglie e specializzato per la fascia di età 0-18 anni, pre-maman compreso.

(continua dopo la foto)








Il fatto che questi bambini gifted  siano così tanti e non se ne parli dimostra che sono molti più di quanti genitori e insegnanti riescano a riconoscere, con la conseguenza che la scuola italiana, viene segnalato, non è in grado di adeguare, modellare la sua offerta formativa. Al contrario, imparare ad andare incontro ai bisogni di bambini speciali, siano essi affetti da deficit o da plus, è un dovere della scuola, non una infondata richiesta delle famiglie. Valorizzare i talenti è, difatti, anche una risorsa sociale. Manca, dunque, un progetto nazionale rivolto a questi ragazzi, che hanno bisogno di una scuola a loro misura per non smarrire la strada e sprecare il loro talento.

Come si distingue un bambino plusdotato dal classico “bravo alunno”? Lo spiega Maria Assunta Zanetti, direttrice del LabTalento di Pavia, la struttura nata presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia che si occupa di plusdotazione e giftedness già dal 2009. “Intanto non sono degli scolari modello. Sono bambini sempre sopra le righe proprio per la discrepanza tra il livello cognitivo e quello emotivo. Il bambino “plusdotato” risulta un po’ strano: estremamente curioso e generalmente portato a preferire le novità, ha idee bizzarre, bighellona, è al di là del gruppo. Il bambino brillante è interessato, attento, ha buone idee, apprende con facilità, esegue e rispetta le consegne”.

Cosa deve fare la scuola? È la stessa professoressa Zanetti a suggerire la soluzione: “La scuola deve formare gli insegnanti, dare loro gli strumenti per riconoscere la plusdotazione e per trattarla in classe. Questi bimbi necessitano di metodologie didattiche differenti, percorsi di studio accelerati, piani personalizzati di studio, a volte anche del supporto psicologico per far fronte alla distonia che sentono tra ciò che capiscono e il loro vissuto emotivo. Per questo una individuazione precoce è molto importante”.

È stato proprio questo il tema dell’incontro, promosso dalla Città dei bimbi a Bari il 6 febbraio (qui un ricco approfondimento), dove tutti gli esperti si sono traovati d’accordo su un punto in particolare: la società e la nostra scuola ‘ingabbiano’ il talento di questi bambini. Che va protetto perché le loro alte capacità cognitive, se non comprese e valorizzate, diventano un momento di vulnerabilità. La strada è tracciata: questi bambini vanno ‘salvati’.

 

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@caffeinamagazine.it