Una sera come tante, davanti a una stazione. Un tentativo di fermare la violenza, il caos di pochi minuti e poi una lotta disperata durata giorni in ospedale. A Roma, una vicenda nata nei pressi dei binari ha avuto un epilogo che lascia sgomenti e cambia ora anche il corso dell’inchiesta.
Al centro del dramma c’è Mohammed, cittadino di origini nordafricane. Era stato soccorso in condizioni gravissime dopo l’aggressione avvenuta la sera del 18 luglio alla stazione Palmiro Togliatti. Ricoverato d’urgenza al Policlinico Umberto I, ha lottato per oltre una settimana.
La violenza alla stazione Palmiro Togliatti
Secondo la prima ricostruzione degli investigatori, tutto sarebbe cominciato con un tentativo di rapina ai danni di un conoscente della vittima. Mohammed sarebbe intervenuto per difendere l’amico e cercare di bloccare l’uomo indicato come il presunto rapinatore.
Quel gesto, stando agli accertamenti della Polizia di Stato, avrebbe scatenato una reazione brutale. Il sospettato, descritto come un cittadino di origini gambiane, avrebbe estratto un cacciavite e colpito Mohammed più volte alla testa.
Caduto a terra, l’aggressione non si sarebbe fermata
La vittima sarebbe crollata sull’asfalto dopo i primi colpi. Ma la violenza, secondo quanto emerso finora, non si sarebbe arrestata: il presunto aggressore avrebbe continuato a infierire con calci e pugni, prima di impossessarsi del portafoglio di Mohammed e allontanarsi.
L’allarme ha fatto arrivare rapidamente i soccorsi, ma il quadro clinico è apparso da subito drammatico. Mohammed è stato trasportato al Policlinico Umberto I di Roma, dove i medici hanno tentato di stabilizzarlo e curarlo per le gravissime ferite riportate.
Otto giorni in terapia intensiva, poi la notizia più dolorosa
Per otto giorni l’uomo è rimasto ricoverato in terapia intensiva. Le lesioni craniche causate dall’aggressione erano però troppo gravi. Nella giornata di domenica Mohammed è morto, trasformando definitivamente una vicenda già terribile in un caso di omicidio.
Una morte che rende ancora più dolorosa la sequenza ricostruita dagli investigatori: un intervento in difesa di un conoscente, la violenza improvvisa e poi giorni di attesa, con la speranza affidata alle cure dei sanitari.
L’arresto e l’accusa che ora cambia
Nei giorni successivi all’aggressione, le indagini avevano già portato all’arresto del presunto responsabile. L’uomo era stato portato in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari con l’accusa di tentato omicidio.
Con il decesso di Mohammed, la Procura si prepara ora a rivedere il capo d’imputazione e a contestare il reato di omicidio. Gli accertamenti proseguono per definire ogni responsabilità e ricostruire nel dettaglio le fasi dell’aggressione alla stazione Palmiro Togliatti.
Testimonianze e verifiche ancora in corso
Gli investigatori continuano ad acquisire testimonianze ed elementi utili a chiarire la dinamica. Resta da stabilire con precisione quanto accaduto in quei minuti e verificare tutti i passaggi di una vicenda che, iniziata come una rapina, si è chiusa nel modo più tragico.


