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“Temperature record e danni pesantissimi”. Super El Niño, il più grande caldo da 150 anni: scenario choc

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Le temperature torride che stanno accompagnando questa estate continuano a mettere a dura prova milioni di persone. In molte aree del pianeta si registrano ondate di calore sempre più lunghe e intense, con picchi eccezionali, incendi, siccità e fenomeni meteorologici estremi che stanno diventando sempre più frequenti. Gli esperti avvertono da tempo che il cambiamento climatico sta aumentando la probabilità di eventi di questo tipo, rendendo il caldo una delle principali emergenze globali.

Se il presente appare già preoccupante, gli scenari per i prossimi anni potrebbero esserlo ancora di più. Gli scienziati, infatti, stanno monitorando con attenzione l’evoluzione degli oceani, dove si sta sviluppando un fenomeno capace di influenzare il clima dell’intero pianeta. Le ultime analisi indicano che potrebbe raggiungere un’intensità mai osservata prima, con conseguenze significative sulle temperature globali.


Super El Niño, caldo record

El Niño sta tornando e, secondo gli esperti, potrebbe diventare il più intenso degli ultimi 150 anni. La rivista Nature parla di un possibile “Super El Niño”, un evento atmosferico che, sommato agli effetti del riscaldamento globale, potrebbe spingere il 2027 a diventare l’anno più caldo mai registrato. Gli studiosi hanno analizzato gli ultimi dati raccolti sugli oceani, rilevando come il fenomeno stia aumentando rapidamente la propria intensità.

Ma cos’è esattamente El Niño? Si tratta di un fenomeno climatico periodico caratterizzato dal forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale, che si manifesta generalmente tra dicembre e gennaio e che, in media, si ripresenta ogni cinque anni. Quando raggiunge livelli particolarmente elevati, può alterare gli equilibri climatici a livello mondiale, con ripercussioni su precipitazioni, temperature e fenomeni atmosferici estremi.

Secondo i ricercatori, qualora le previsioni venissero confermate, il prossimo anno sarà “il più caldo mai registrato, innescando eventi meteorologici estremi in molte parti del mondo”. Anche il climatologo di Berkeley Earth, Zeke Hausfather, ritiene che questo episodio di El Niño sia destinato a superare il precedente primato di riscaldamento con “un margine davvero sbalorditivo”.

Le rilevazioni mostrano che gli effetti di El Niño sull’Oceano Pacifico hanno iniziato ad accelerare in modo significativo già a partire dallo scorso mese di giugno. La National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) degli Stati Uniti stima una probabilità del 40% che entro la fine del 2026 il fenomeno possa trasformarsi in un evento climatico “molto intenso”. Se l’evoluzione dovesse proseguire senza miglioramenti, entro aprile 2027 questa eventualità diventerebbe quasi certa.

Hausfather ha inoltre confrontato le simulazioni elaborate da 14 diversi modelli climatici dedicate a questo episodio di El Niño. Dall’analisi emerge che la superficie dell’Oceano Pacifico risulta attualmente più calda di circa 0,8 gradi rispetto al precedente record registrato durante il forte evento del 2015-2016.

Le preoccupazioni degli esperti non riguardano soltanto El Niño. Secondo Hausfather, anche il 2026 potrebbe già entrare nella storia come uno degli anni più caldi mai registrati, a causa del rapido aumento delle temperature medie globali. A questo scenario si aggiungono le valutazioni del ricercatore Justin Mankin, secondo il quale, se le previsioni fossero anche solo in parte corrette, i danni provocati dal fenomeno potrebbero tradursi in “perdite economiche per 10 trilioni di dollari entro il 2032”. Oltre all’impatto economico, gli effetti potrebbero essere devastanti anche per gli ecosistemi marini e oceanici, con gravi conseguenze per le barriere coralline e per l’equilibrio degli habitat naturali.


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