Ci sono minuti che possono cambiare tutto. Un cortile, l’allarme, l’arrivo delle pattuglie e poi il silenzio di una tragedia che ha scosso Bologna. Mentre la città resta attraversata da dolore e sgomento, gli investigatori stanno ricomponendo ogni dettaglio di quella mattina.
La Procura di Bologna indaga sulla morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto domenica mattina durante un intervento delle volanti del commissariato Bolognina-Pontecchio, in via Italo Svevo, nel quartiere Pilastro. Due i fronti aperti: le modalità del fermo e la gestione dei soccorsi sanitari. L’obiettivo è ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare che ogni passaggio sia avvenuto nel rispetto delle procedure. Un lavoro delicato, affidato alla Squadra Mobile e coordinato dalla Procura, che passa dalle testimonianze alle immagini, fino alle decisioni prese nell’emergenza.
Uno dei nodi dell’inchiesta riguarda le tecniche di immobilizzazione impiegate dagli agenti davanti a una persona in forte stato di agitazione. I magistrati hanno chiesto al Viminale le linee guida previste per casi simili, così da confrontarle con ciò che sarebbe avvenuto durante l’intervento. Al centro delle verifiche c’è dunque la conformità delle procedure adottate. Saranno gli accertamenti, insieme alle immagini e alle consulenze tecniche, a chiarire la sequenza dei fatti e le responsabilità eventuali. Al momento, l’iscrizione nel fascicolo non equivale a una condanna né all’accertamento di colpe.

Parallelamente, la Procura sta approfondendo anche il funzionamento del 118 prima dell’arrivo dei soccorsi in via Italo Svevo. In particolare, dovrà essere chiarito perché sia stato inviato un mezzo della Croce Rossa con quattro volontari, senza un medico a bordo. Nel fascicolo modello 45-bis risultano iscritti i due agenti intervenuti e i quattro volontari della Croce Rossa, per un totale di sei persone. Non risultano invece iscritti i professionisti dell’Ausl arrivati in seguito con un’automedica: secondo quanto emerso, avrebbero soltanto constatato il decesso del 42enne.
Intanto gli investigatori sono tornati nel quartiere per raccogliere nuove registrazioni fatte dai residenti. Oltre ai filmati già circolati sui social, è stata acquisita anche la bodycam privata consegnata fin da subito da uno dei due poliziotti coinvolti nell’operazione. Secondo la ricostruzione finora disponibile, Fakir sarebbe rimasto nei pressi del cortile dove poi è morto fin dalle prime ore della giornata. Ma l’attenzione è concentrata soprattutto sugli ultimi cinquanta minuti: dalla prima chiamata al 112, alle 11.59, fino al decesso registrato alle 12.53.

L’inchiesta è coordinata dal pm Domenico Ambrosino, con la collega Francesca Arienti, sotto il coordinamento del procuratore Paolo Guido. Ora si attende il conferimento dell’incarico per l’autopsia, considerata un passaggio cruciale per fare luce sul dramma. L’esame sarà svolto da un collegio di specialisti: medico legale, esperto di medicina d’urgenza, tossicologo e probabilmente un cardiologo. Dovranno stabilire le cause della morte e valutare anche se la posizione a faccia in giù mantenuta durante l’ammanettamento possa aver avuto un ruolo. Risposte attese da una comunità ancora sconvolta.


