Massimo Giletti è tornato negli ultimi mesi al centro dell’attenzione mediatica. Il giornalista e conduttore, da sempre protagonista di programmi d’approfondimento e inchieste televisive, continua a essere uno dei volti più discussi del panorama televisivo italiano. La sua lunga esperienza nel racconto della cronaca, della politica e dei grandi misteri italiani gli ha permesso di costruire una forte identità professionale, ma anche di finire spesso al centro di polemiche e dibattiti.
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Tra le vicende che più hanno alimentato discussioni negli ultimi anni c’è senza dubbio la chiusura improvvisa di Non è l’Arena, il programma che per diverse stagioni ha rappresentato uno dei punti di riferimento dell’informazione domenicale di La7. Una decisione che aveva generato interrogativi, ipotesi e ricostruzioni contrastanti, soprattutto per il contesto delicato in cui maturò.

La testimonianza di Urbano Cairo e il caso Baiardo
Nella giornata di ieri, infatti, Urbano Cairo è comparso come testimone nel procedimento giudiziario che vede imputato Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna accusato di calunnia aggravata dall’agevolazione a Cosa nostra. Un processo che, secondo molti osservatori, avrebbe avuto un ruolo importante nelle tensioni emerse tra il proprietario di La7 e Massimo Giletti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Foglio, le dichiarazioni rese da Cairo in aula avrebbero contribuito a fare chiarezza su una questione che da oltre tre anni continua ad alimentare interrogativi: le ragioni che portarono alla chiusura anticipata di Non è l’Arena nella primavera del 2023. Una vicenda che, all’epoca, provocò un vero terremoto mediatico.

Al centro dell’inchiesta c’è il cosiddetto teorema sostenuto dai pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio. Per l’accusa, infatti, la cancellazione del programma non sarebbe stata una semplice scelta editoriale. Secondo questa ricostruzione, Cairo avrebbe deciso di interrompere il talk show di Giletti a causa di presunte pressioni provenienti dalla famiglia Berlusconi, preoccupata dalle dichiarazioni rilasciate da Baiardo sui presunti rapporti tra Silvio Berlusconi, il fratello Paolo e la criminalità mafiosa.
Davanti ai magistrati, però, il patron di La7 ha respinto con fermezza questa ipotesi. Cairo ha dichiarato di non aver mai ricevuto telefonate di protesta da Silvio Berlusconi in seguito alle puntate dedicate al caso Baiardo. Ha inoltre negato di aver suggerito a Giletti incontri con il fondatore di Forza Italia o di aver subito qualsiasi tipo di pressione esterna. Per rafforzare la propria posizione ha ricordato di aver lavorato per Berlusconi per quattordici anni, fino al licenziamento avvenuto nel 1995, sottolineando quindi di non poter essere considerato un suo uomo di fiducia.
La parte più significativa della testimonianza è però arrivata quando Cairo ha affrontato direttamente il rapporto con Massimo Giletti. Il presidente di La7 ha infatti dichiarato: “Non l’ho mai più incontrato dopo il 15 febbraio 2023“. Una frase destinata a far discutere e che si accompagna a un’altra affermazione molto netta riportata durante l’udienza: “Quanto detto da Giletti è una falsità“.
Secondo Cairo, la spiegazione della chiusura di Non è l’Arena sarebbe stata esclusivamente economica. I numeri forniti durante la testimonianza mostrano infatti un quadro molto diverso da quello ipotizzato dagli inquirenti. Lo share sarebbe passato dal 7,1% registrato negli anni iniziali al 4,9% dell’aprile 2023, con un conseguente calo degli introiti pubblicitari. Ogni puntata comportava una spesa complessiva di circa 228 mila euro, considerando costi di produzione, ospiti e compenso del conduttore, mentre gli incassi pubblicitari medi dell’ultimo anno si sarebbero fermati attorno ai 78 mila euro.
I dati economici illustrati in aula raccontano perdite considerevoli accumulate nel corso delle sei stagioni del programma: 2 milioni di euro il primo anno, 3 milioni il secondo, 4 milioni e mezzo il terzo, 3,3 milioni il quarto, 4,2 milioni il quinto e altri 4 milioni il sesto. Un rosso complessivo che avrebbe raggiunto i 21 milioni e 300 mila euro. Alla luce di questi numeri, la decisione di interrompere anticipatamente otto puntate avrebbe consentito a La7 un risparmio stimato di circa un milione e 480 mila euro, elemento che Cairo considera la vera motivazione dietro la fine del programma di Massimo Giletti.


