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“Inaccettabile”. Meloni una furia, esplode di rabbia alla Camera

giorgia meloni furia camera

C’è un momento, in certe giornate politiche, in cui l’aria cambia. Le frasi diventano più secche, i toni si alzano di mezzo grado e il messaggio è chiaro: non è una semplice comunicazione di rito. Stavolta Giorgia Meloni è arrivata in Parlamento con una linea da rivendicare e con più di un bersaglio nel mirino.

Alla Camera la mattina, al Senato nel pomeriggio: due passaggi chiave prima del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e con lo sguardo già al prossimo G7. Sul tavolo ci sono Ucraina, Medio Oriente, energia, competitività Ue e i nuovi equilibri internazionali. Ma il punto è come l’Italia vuole presentarsi, e con quali parole.

Fin dall’apertura, la presidente del Consiglio ha impostato il discorso su un concetto: responsabilità. Difesa e sicurezza, ha insistito, non sono slogan. E in vista del vertice NATO l’Italia, secondo quanto riferito, arriverà con una spesa complessiva pari al 2,8% del Pil considerando difesa e sicurezza.

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Il messaggio più netto: “L’Europa non può andare in ordine sparso”

Quando il discorso entra nel dossier Ucraina, Meloni alza l’asticella. Ribadisce il sostegno a Kiev, ma mette in guardia su un rischio che, a suo dire, può costare carissimo: iniziative frammentate, “tavoli ristretti”, percorsi paralleli che finirebbero per indebolire l’Unione.

Il punto, nella lettura della premier, è uno solo: credibilità. Se l’Europa vuole contare davvero nei confronti della Russia, deve presentarsi compatta. E, nella stessa cornice, Meloni sostiene che Mosca si trovi in difficoltà sul piano militare e che il sostegno occidentale resti decisivo per creare le condizioni di eventuali negoziati futuri.

Ampio spazio anche alla crisi in Medio Oriente, con un passaggio che non passa inosservato. Meloni definisce inaccettabili alcune recenti dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben Gvir e ribadisce il sostegno dell’Italia agli sforzi diplomatici dell’Unione Europea per favorire una de-escalation. Ma, allo stesso tempo, prende posizione contro l’ipotesi di sospendere l’accordo di associazione tra Israele e Ue. Una misura generalizzata, è il ragionamento, rischierebbe di essere controproducente sul piano politico e diplomatico, in un quadro già tesissimo.

Nel ragionamento entra anche l’Iran, con l’invito a mantenere alta l’attenzione sulla stabilità dell’area e sulla sicurezza delle rotte commerciali internazionali. Il riferimento è allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per gli approvvigionamenti energetici globali. Il capitolo europeo si allarga poi alla governance e ai fondi comunitari. Meloni esprime perplessità sull’idea di attribuire maggiori poteri discrezionali alla Commissione europea nella distribuzione delle risorse: secondo la premier, devono prevalere criteri trasparenti e verificabili.

Quanto all’energia, rivendica i risultati ottenuti dall’Italia nei negoziati europei e spinge per un approccio pragmatico: rinnovabili, biocarburanti e nuove tecnologie, senza preclusioni. E, in questo quadro, torna a citare anche il nucleare come possibile opzione per il futuro.

In chiusura, Meloni richiama il valore del confronto democratico e del dialogo politico. Cita Enrico Berlinguer e ribadisce che le idee solide non devono temere il dibattito. Un messaggio rivolto alle opposizioni, ma anche ai partner europei, mentre si avvicinano settimane che si preannunciano decisive per il ruolo dell’Italia dentro l’Unione e negli equilibri internazionali.


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