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Rapina in banca al Vomero: la notizia clamorosa sui ladri

  • Italia

Napoli, Vomero. Dentro quella banca, in pieno giorno, il tempo si è fermato. Porte chiuse, persone bloccate, il respiro che si accorcia e la paura che sale. E mentre fuori la città continuava a muoversi, lì dentro qualcuno capiva di essere finito in una trappola studiata nei minimi dettagli. Da settimane quel colpo è rimasto come una ferita aperta: una rapina che ha lasciato più domande che risposte. Ora però, lontano dal quartiere collinare, un’operazione investigativa potrebbe aver acceso una luce nuova su quei volti ancora senza nome.

Nelle ultime ore è scattata un’operazione che ha portato a dodici arresti. Gli indagati, tutti italiani secondo quanto trapela, sarebbero legati alla cosiddetta “banda del buco”, specializzata in assalti a banche, uffici postali e gioiellerie con un marchio di fabbrica inquietante: l’uso di cunicoli e passaggi sotterranei per entrare e sparire. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Napoli Nord, si concentra su due colpi messi a segno in provincia di Caserta e su una serie di tentativi falliti. Ma c’è un dettaglio che, più di tutti, sta facendo salire la tensione: gli investigatori non escludono che lo stesso gruppo possa essere legato a una delle rapine più clamorose degli ultimi mesi.

Il riferimento è alla rapina del 16 aprile al Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, al Vomero. Un’azione che non somiglia al classico assalto: lì dentro, secondo le ricostruzioni, 25 persone tra dipendenti e clienti sarebbero state trattenute mentre il commando agiva con una calma quasi agghiacciante.


E poi la scena che ha reso tutto ancora più incredibile: la fuga. I rapinatori sarebbero riusciti a dileguarsi passando da un tunnel, prima che le forze dell’ordine potessero fare irruzione e bloccarli. Da quel giorno, nonostante l’enorme attenzione, di loro si è saputo pochissimo. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’azione sarebbe partita intorno alle 12. Tre persone, con il volto coperto, sarebbero entrate dall’ingresso principale dopo essere arrivate verosimilmente in auto. Un ingresso “normale”, quasi per confondere, mentre il vero piano si stava già aprendo altrove.

All’interno, infatti, sarebbero comparsi altri banditi attraverso un foro di circa un metro di diametro praticato passando dalle fogne. Un dettaglio che ha fatto parlare subito di un’organizzazione esperta, capace di muoversi sotto terra e di conoscere bene la zona. Quanti fossero? Le testimonianze non coincidono: per alcuni erano almeno sei, per altri addirittura nove. Due avrebbero avuto delle pistole che, in seguito, si sarebbero rivelate finte. Ma la sensazione di pericolo, in quei minuti, era più che reale.

Stando alle ricostruzioni, senza urla e senza scenate, il gruppo avrebbe radunato tutti in un ufficio: 25 persone, strette insieme, mentre fuori nessuno poteva immaginare fino in fondo cosa stesse accadendo. Poi l’accesso al caveau. Non è chiaro se qualcuno sia stato costretto ad aprirlo, ma una volta dentro sarebbero entrati in azione con attrezzi da scasso, divelti a mano decine e decine di cassette di sicurezza, portando via tutto ciò che trovavano. Un lavoro lungo, faticoso, che lascia pensare a informazioni precise.

Ed è qui che torna un’ipotesi che inquieta: la presenza di un basista all’interno della filiale, qualcuno in grado di fornire dettagli cruciali su tempi, spazi, abitudini e punti deboli. Nulla di confermato, ma è uno dei fili che gli investigatori starebbero seguendo. A quasi due mesi da quel giorno, il quadro resta sospeso: i reati ipotizzati sono pesanti, rapina aggravata e sequestro di persona. Quello che manca è l’identità di chi ha trasformato una giornata normale in un incubo e poi è sparito come se conoscesse ogni centimetro del sottosuolo.

Gli arresti nel Casertano, però, potrebbero cambiare il passo della storia. Se davvero la pista portasse alla stessa mano, sarebbe la prima crepa concreta nel muro di silenzio che ha circondato il colpo del Vomero. E a Napoli, intanto, c’è chi aspetta ancora risposte.


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