È iniziata così, con il letto che trema e la gente che si guarda negli occhi senza capire se sia un incubo o realtà. In pochi istanti, lungo alcune coste delle Filippine è tornata quella paura primordiale che non lascia spazio ai pensieri: solo la corsa, le urla, i telefoni che squillano, e un’unica domanda che rimbalza ovunque.
Perché quando la terra decide di muoversi, non avvisa. E quando la scossa arriva dal mare, la minaccia sembra doppia. Nelle prime ore di oggi, al largo dell’isola di Mindanao, le autorità hanno fatto scattare procedure d’emergenza e inviti all’evacuazione nelle aree più esposte. Poi, col passare dei minuti, sono arrivate le prime conferme ufficiali.
Secondo i dati diffusi dallo United States Geological Survey (USGS), il terremoto si è verificato alle 7.37 (ora locale) con epicentro in mare e a una profondità di circa 35 chilometri. Una profondità considerata relativamente contenuta, che può aumentare il rischio di conseguenze in superficie e innescare timori legati al moto ondoso.

Ed è proprio quello che è successo: la magnitudo, indicata in 7.8, ha fatto scattare immediatamente l’attenzione degli organismi di monitoraggio internazionali. In diverse zone si sono vissuti attimi concitati, con segnalazioni di oscillazioni durate diversi secondi e momenti di panico tra residenti e famiglie svegliate di soprassalto.
Pochi minuti dopo, l’US Tsunami Warning System ha emesso un’allerta tsunami per varie aree costiere delle Filippine. Le prime stime parlano di onde potenzialmente comprese tra uno e tre metri, uno scenario che ha imposto la massima prudenza, soprattutto nelle zone più basse e vicine al mare.
Le autorità locali hanno invitato i residenti a lasciare le aree costiere e a seguire le indicazioni dei servizi di emergenza. In situazioni così, ogni minuto può contare: ci si muove in fretta, si prova a chiamare i parenti, si cercano i bambini, si prende l’essenziale. Il resto può aspettare.

Con il passare delle ore, però, l’ansia si è trasformata in dolore. Il bilancio, ancora provvisorio, è di 15 morti e almeno 100 feriti dopo il terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito il sud dell’arcipelago. A riferirlo è l’agenzia nazionale per la gestione delle catastrofi. Dodici persone, stando a quanto comunicato dalle autorità, sono morte nella regione Soccksargen sull’isola di Mindanao. Altre tre vittime sono state segnalate nella provincia di Davao Occidentale. Numeri che potrebbero cambiare mentre proseguono verifiche, soccorsi e ricognizioni nei punti più colpiti.
Da terra continuano ad arrivare racconti di ore complicate. “Molti edifici sono stati colpiti, ma non posso elencarli ora perché siamo impegnati nelle operazioni di soccorso in corso”, ha dichiarato il sergente maggiore Robert Dagon della polizia di General Santos City. Un’immagine che rende bene l’idea: si lavora senza sosta, mentre intorno c’è chi cerca un familiare e chi teme nuovi crolli.
Secondo le prime testimonianze raccolte sul posto, diversi edifici avrebbero riportato danni strutturali importanti e alcuni sarebbero crollati. Anche numerose abitazioni risultano danneggiate o collassate, e i soccorritori stanno verificando la presenza di persone eventualmente coinvolte sotto le macerie.
Le Filippine sono tra i Paesi più esposti ai disastri naturali al mondo: l’arcipelago si trova lungo la “Cintura di Fuoco” del Pacifico, una vasta area caratterizzata da intensa attività sismica e vulcanica. Qui i terremoti sono una minaccia concreta e ricorrente, che si somma a tifoni e tempeste tropicali. Eppure, anche quando la convivenza con il rischio è quotidiana, ogni scossa è diversa. Ogni allarme tsunami rimette tutto in discussione. Nelle prossime ore saranno cruciali gli aggiornamenti su danni, dispersi e condizioni dei feriti, mentre le squadre di emergenza continuano a lavorare nelle zone più colpite.


