Per settimane il caso di Garlasco ha continuato a generare polemiche, scontri mediatici e nuove iniziative giudiziarie. Mentre l’attenzione pubblica resta concentrata sugli sviluppi dell’inchiesta e sulle possibili conseguenze della revisione del processo che riguarda Alberto Stasi, nelle ultime ore è emersa una novità che rischia di aprire un ulteriore fronte. Una vicenda che coinvolge figure note agli appassionati del caso e che aggiunge nuovi elementi a una storia giudiziaria che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a far discutere.
La notizia arriva da Milano, dove la Procura sta esaminando un vasto numero di esposti e denunce collegati ai molteplici filoni nati attorno al delitto di Garlasco. Secondo quanto riportato da Repubblica, il pubblico ministero Antonio Pansa sta coordinando un fascicolo che comprende circa ottanta segnalazioni. Molte di queste risultano ancora classificate a “modello 44”, formula che indica la presenza di ipotesi di reato senza che vi siano ancora persone formalmente iscritte nel registro degli indagati.

La denuncia che ha fatto scattare il nuovo fronte giudiziario
All’origine dell’iniziativa c’è una querela presentata da Stefania Cappa, sorella gemella di Paola e cugina della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. L’azione legale si basa anche sul lavoro svolto da una società investigativa privata incaricata nell’autunno del 2025 di raccogliere materiale e documentazione. Tra gli elementi acquisiti figurerebbero persino alcune trascrizioni relative a una conversazione tra un giornalista e una collega.

A chiarire la posizione della famiglia era stato l’avvocato Antonio Marino, che segue il caso insieme ai colleghi Gabriele Casartelli e Valeria Mettica. Il legale aveva specificato che la denuncia “è stata presentata solamente dalla avvocatessa Stefania Cappa”, precisando inoltre che un precedente riferimento all’ipotesi di associazione a delinquere era stato frutto di un “errore”, successivamente corretto.

La Procura di Milano ha infatti iscritto nel registro degli indagati per diffamazione anche l’avvocato Antonio De Rensis, storico difensore di Alberto Stasi. Insieme a lui risultano coinvolti anche l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e Francesco Marchetto, ex maresciallo dei carabinieri di Pavia.
Le contestazioni contenute nella querela riguardano presunte “istigazione a delinquere nelle forme della diffamazione e della calunnia e diffamazione aggravata”. Nelle segnalazioni vengono inoltre richiamati possibili profili legati a frode processuale e depistaggio. Nel mirino ci sarebbero alcuni servizi televisivi che, secondo i denuncianti, avrebbero alimentato sospetti e insinuazioni sul possibile coinvolgimento delle cugine di Chiara Poggi nel delitto, nonostante nessuna di loro sia mai stata iscritta nel registro degli indagati.
Tra gli episodi citati compare anche l’intervista al presunto supertestimone Gianni Bruscagin, la cui testimonianza contribuì all’avvio del dragaggio del canale di Tromello nel maggio 2025. L’operazione era stata disposta nella speranza di recuperare l’arma del delitto, mai ritrovata. Per i legali di Stefania Cappa, questi eventi rappresenterebbero il punto culminante di una presunta “martellante campagna denigratoria” che avrebbe colpito persone rimaste sempre estranee alle indagini.
La risposta di Antonio De Rensis non si è fatta attendere. Intervenuto il 21 maggio durante la trasmissione Ore 14 Sera su Rai 2, il legale aveva accolto la notizia della querela con parole sorprendenti. “Il giorno più bello nell’ultimo anno e mezzo”, aveva dichiarato, spiegando che un procedimento avrebbe finalmente consentito di fare chiarezza. “Finalmente si potrà chiarire qualcosa, che poi ognuno interpreterà come vuole, i fatti parlano”, aveva aggiunto.
Pur mostrando fiducia nella possibilità di chiarire ogni aspetto della vicenda, De Rensis aveva espresso forte incredulità rispetto alle accuse ricevute. “È una cosa che sul pianeta Terra non riusciamo a capire”, aveva affermato. L’avvocato aveva inoltre raccontato un episodio risalente al luglio 2022, quando, poche ore dopo aver assunto la difesa di Stasi, avrebbe ricevuto una telefonata dalla stessa Stefania Cappa che lo invitava a partecipare come relatore a “prestigiosissimi convegni al Coni”. Un contatto che, secondo il suo racconto, non avrebbe avuto seguito e che sarebbe stato immediatamente segnalato alla Procura. De Rensis ha infine respinto ogni accusa, sostenendo di non avere alcun rapporto con testimoni o con Francesco Marchetto e concludendo con parole particolarmente dure: “Sono un uomo libero che oggi si sente vergognosamente infangato”.


