Enrico Mentana ha scelto ancora una volta la strada della franchezza, affrontando senza filtri uno dei temi più discussi del panorama televisivo italiano. Durante il suo intervento alla quindicesima edizione del Festival della Tv di Dogliani, il direttore del TgLa7 ha analizzato l’evoluzione dell’emittente che lo ospita, soffermandosi sul rapporto tra informazione, politica e pluralismo. Le sue parole hanno acceso il dibattito perché arrivano da una delle figure più autorevoli del giornalismo televisivo italiano, da sempre poco incline alle dichiarazioni di circostanza.
A rilanciare il contenuto dell’intervento è stato anche Ignazio Riccio, che in un commento pubblicato sulle pagine del quotidiano Il Tempo ha evidenziato i passaggi più significativi dell’intervista. Proprio da quelle riflessioni emerge il ritratto di una rete che, secondo Mentana, negli anni avrebbe assunto una fisionomia sempre più definita dal punto di vista politico e culturale, intercettando un pubblico specifico e consolidando una precisa identità editoriale.

L’affondo di Enrico Mentana
Il direttore ha portato a sostegno della sua analisi alcuni dati che, a suo giudizio, raccontano molto chiaramente la direzione intrapresa dall’emittente. Nel corso dell’ultimo anno, i principali esponenti dell’opposizione sarebbero stati ospiti dei talk show della rete con una frequenza nettamente superiore rispetto ai rappresentanti dell’attuale maggioranza di governo. Una disparità che, secondo Mentana, non può essere ignorata quando si parla di equilibrio dell’informazione televisiva.
Da qui la riflessione più netta, destinata a far discutere. “Un elettore di centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa”, ha dichiarato il giornalista. Un’affermazione che ha poi rafforzato con un’immagine particolarmente efficace: “Non vedo più trasmissioni in cui tutti gli ospiti si sentono a casa: qui uno si sente a casa, l’altro in trasferta; uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti”.

Secondo Mentana, il punto centrale non riguarda soltanto la presenza numerica degli ospiti politici, ma il modo stesso in cui è cambiata la televisione. In passato, sostiene, esisteva una maggiore percezione di equilibrio tra le diverse posizioni, mentre oggi molte trasmissioni sembrano avere un orientamento più marcato e riconoscibile. È in questo contesto che ha definito La7 come una sorta di “tele-anti Meloni”, arrivando anche a paragonarla alla “nuova Rai 3”. Una definizione provocatoria che fotografa, secondo lui, una trasformazione evidente del sistema televisivo italiano.
Il passaggio che ha colpito maggiormente il pubblico presente a Dogliani riguarda però uno scenario futuro. Mentana ha infatti osservato: “Il rischio è che se dovesse vincere il centrosinistra, La7 diventi una tv di governo”. Una riflessione che, nelle sue intenzioni, evidenzia come l’identità attuale della rete sembri legata soprattutto alla critica dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Pur riconoscendo il successo editoriale costruito dall’editore e dai vertici dell’emittente, il direttore ha sottolineato come, a suo avviso, la pluralità delle voci presenti un tempo si sia progressivamente ridotta.
Centrosinistra, voci su Schlein debole: “Chi sarà davvero il candidato premier della coalizione”
Nel corso dell’incontro, Mentana ha anche voluto ribadire la propria indipendenza professionale alla guida del telegiornale. “Io non do pagelle: se Giorgia Meloni ha ragione su qualcosa, ce l’ha e basta”, ha affermato. Una presa di posizione che si inserisce nella sua più ampia critica verso la crescente polarizzazione del dibattito pubblico, fenomeno che ritiene alimentato soprattutto dall’influenza dei social network.
Secondo il giornalista, il rischio maggiore è che la logica delle piattaforme digitali finisca per contagiare anche il mondo dell’informazione. “Si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante: o è bianco o è nero, o hai torto o hai ragione, o sei un nemico o hai sempre ragione”. Un meccanismo che, a suo giudizio, sta progressivamente trasformando il giornalismo “in una forma di tifoseria”, allontanandolo dalla sua funzione originaria di analisi e approfondimento.
L’intervento si è concluso con una riflessione sul conflitto in Medio Oriente, altro tema particolarmente delicato. Mentana ha definito la reazione militare israeliana successiva agli attacchi del 7 ottobre 2023 come sproporzionata, sostenendo che “A Gaza ci sono stati massacri ingiustificabili di civili”. Ha inoltre spiegato che è “legittimo parlare di gravi violazioni del diritto internazionale e di possibili crimini di guerra”.
Allo stesso tempo ha invitato alla cautela nell’utilizzo di definizioni particolarmente pesanti come genocidio, ricordando che “si tratta di una categoria giuridica e storica molto specifica” e denunciando una tendenza sempre più diffusa a trasformare “la scelta delle parole in una prova di appartenenza politica o morale”. Una conclusione che riassume perfettamente il senso del suo intervento: la necessità di preservare la complessità dei fatti in un’epoca dominata dalle semplificazioni e dalle contrapposizioni estreme.


