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“Cosa le ha fatto mamma”. Bambina morta a Bordighera, il racconto atroce delle sorelline

Quello che all’inizio era stato presentato come un improvviso malore è diventato, con il passare delle settimane, un caso giudiziario sempre più complesso. Gli investigatori hanno ricostruito minuto per minuto le ultime ore di una bambina di due anni, incrociando testimonianze, immagini e risultati medico-legali. E, soprattutto, mettendo a confronto i racconti forniti dagli adulti con elementi che, secondo l’accusa, descrivono uno scenario diverso e più grave.

La vicenda riguarda la morte della piccola Beatrice, avvenuta a Bordighera. Nel corso dell’indagine la ricostruzione iniziale è stata progressivamente contestata, fino all’adozione di misure cautelari e all’arresto del compagno della madre. Un passaggio decisivo, secondo gli inquirenti, è arrivato anche da quanto riferito dalle sorelline della bambina, ascoltate in un contesto protetto.

L’allarme ai soccorsi e i primi riscontri sul corpo

I fatti risalgono alla mattina del 9 febbraio 2026, quando la madre, Emanuela Aiello, contatta i soccorritori sostenendo che la figlia stia respirando con estrema difficoltà. All’arrivo dell’équipe sanitaria, tuttavia, la bambina risulta già priva di vita. Sul corpo vengono osservati segni ritenuti meritevoli di immediati approfondimenti, tanto da far intervenire carabinieri e medico legale.

Le prime valutazioni tecniche indicano un elemento che, per gli investigatori, avrebbe inciso in modo determinante: la morte non sarebbe avvenuta poco prima della chiamata, ma diverse ore prima. Un dato che, secondo quanto ricostruito, entra in contrasto con la versione riferita dalla madre nelle prime fasi.

Le incongruenze nella ricostruzione e i movimenti della notte

Durante gli accertamenti, Aiello spiega alcune lesioni come conseguenza di una presunta caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti. Una spiegazione che non avrebbe convinto chi indaga, anche alla luce delle verifiche svolte sulle ore antecedenti al decesso.

Carabinieri durante attività investigative


Secondo gli atti, la donna avrebbe trascorso la notte tra l’8 e il 9 febbraio con le figlie nell’abitazione del compagno, Manuel Iannuzzi, per poi rientrare in auto. L’analisi di testimonianze, spostamenti e immagini di videosorveglianza avrebbe fatto emergere incongruenze rispetto al racconto iniziale.

Gli investigatori avrebbero quindi ipotizzato che la bambina fosse già deceduta al momento del trasporto in auto, prima della richiesta di soccorso. In questo quadro sono stati adottati i primi provvedimenti cautelari nei confronti della madre, mentre l’attività investigativa proseguiva su più fronti.

Autopsia e rilievi: le verifiche tecnico-scientifiche

Un ruolo centrale, nell’impostazione dell’accusa, lo avrebbero avuto gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura. I carabinieri del Ris di Parma hanno eseguito rilievi e sequestri, individuando tracce ematiche sia nell’automobile utilizzata dalla donna sia nell’abitazione del compagno.

In parallelo, i risultati dell’autopsia avrebbero ulteriormente messo in discussione la versione iniziale: il decesso, secondo quanto emerso, sarebbe stato causato da un grave trauma cranico. Gli esami avrebbero inoltre documentato la presenza di numerose lesioni sul corpo della bambina, considerate compatibili con un quadro di violenze ripetute.

Il contributo delle sorelline: ascolti protetti e testimonianze

Tra gli elementi ritenuti rilevanti dagli inquirenti figurano le dichiarazioni delle sorelle più piccole di Beatrice. Le minori sono state allontanate dal contesto familiare e inserite in una struttura protetta. Durante un percorso di supporto psicologico sarebbero emersi, progressivamente, ricordi e racconti ritenuti significativi per la ricostruzione dei fatti.

Negli atti dell’indagine vengono riportate frasi attribuite alle bambine, che descriverebbero episodi di violenza e un clima familiare problematico. A queste dichiarazioni si affiancherebbero altre testimonianze, comprese quelle di insegnanti che avrebbero raccolto confidenze e segnali considerati compatibili con quanto contestato.

La svolta giudiziaria e l’arresto del compagno della madre

Il 30 maggio 2026 viene indicato come una data chiave nell’evoluzione dell’inchiesta. Sulla base degli elementi raccolti, il quadro accusatorio è stato ridefinito e ampliato. Secondo la ricostruzione della Procura, la bambina sarebbe stata vittima di presunti maltrattamenti protratti nel tempo, con lesioni ripetute fino all’episodio che ne avrebbe causato la morte.

Le nuove risultanze hanno portato all’arresto di Manuel Iannuzzi, fino a quel momento indagato a piede libero, e al sequestro dell’abitazione nell’ambito di ulteriori accertamenti.

Intervento dei carabinieri per rilievi in un'indagine

Le acquisizioni sul telefono e i prossimi passaggi

Gli investigatori hanno inoltre acquisito contenuti presenti sul telefono dell’uomo. Secondo quanto riferito, nel dispositivo sarebbero state trovate immagini della bambina con segni evidenti sul volto e un video ritenuto di particolare interesse ai fini dell’indagine.

Il procedimento prosegue ora davanti alle autorità giudiziarie competenti. Saranno le fasi processuali a valutare le responsabilità individuali e ad accertare in via definitiva quanto accaduto alla piccola Beatrice.


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