La morte della piccola Beatrice, due anni, avvenuta a Bordighera il 9 febbraio 2026, torna al centro dell’inchiesta con un passaggio investigativo che cambia il quadro emerso nelle prime fasi delle indagini. Fin dal ritrovamento del corpo della bambina, la vicenda aveva presentato elementi ritenuti anomali dagli inquirenti, a partire dalle condizioni in cui la piccola era stata trovata e dal racconto fornito dalla madre nelle ore successive all’allarme.
La mattina del 9 febbraio erano stati i soccorritori, chiamati dalla donna, a raggiungere l’abitazione della madre della bambina. La richiesta di intervento era partita perché, secondo quanto riferito inizialmente, Beatrice avrebbe avuto difficoltà a respirare. Una volta arrivati sul posto, però, gli operatori si erano trovati davanti a una situazione diversa e più grave: la bambina era già morta e sul suo corpo erano visibili lividi e macchie che avevano spinto a chiedere l’intervento dei carabinieri e del medico legale.

Il primo esame esterno aveva indicato che il decesso non era avvenuto in quel momento, ma alcune ore prima, verosimilmente durante la notte. È proprio su questa distanza temporale tra la morte e la chiamata ai soccorsi che si era concentrata una parte importante degli accertamenti. La madre, sentita in caserma, aveva spiegato che le ecchimosi presenti sul corpo della figlia sarebbero state la conseguenza di una caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti. Aveva inoltre riferito di aver trascorso la notte tra l’8 e il 9 febbraio insieme alle tre figlie nella casa del suo nuovo compagno, a Perinaldo, per poi rientrare al mattino in auto.
Il racconto della donna era stato però confrontato con altri elementi raccolti dagli investigatori. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, le testimonianze acquisite e alcune contraddizioni emerse durante gli accertamenti avevano portato i carabinieri a procedere in un primo momento all’arresto della madre. Quel provvedimento non era stato convalidato dal gip, ma il giudice aveva comunque disposto nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Da allora la donna si trova detenuta nel carcere di Genova Pontedecimo.

Secondo la ricostruzione del gip del tribunale di Imperia, la madre avrebbe viaggiato in auto con la figlia già morta da ore prima di lanciare l’allarme. È uno dei punti più delicati dell’indagine, perché sposta l’attenzione non soltanto sulle cause del decesso, ma anche su quanto sarebbe accaduto nelle ore precedenti alla chiamata ai soccorsi e su chi potesse trovarsi con la bambina in quel periodo di tempo.
A rafforzare i sospetti sono poi arrivati gli esiti dell’esame autoptico. L’autopsia ha rilevato la presenza di numerose lesioni sul corpo della piccola e ha individuato in un trauma cranico una delle cause della morte. Il quadro medico-legale ha quindi superato la prima versione fornita dalla madre, quella della caduta accidentale, aprendo uno scenario investigativo molto più pesante e portando gli inquirenti ad approfondire anche il contesto in cui Beatrice aveva trascorso le ultime ore di vita.
La svolta è arrivata con l’arresto di Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della madre della bambina. L’uomo è finito in manette con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola. Anche la madre è accusata dello stesso reato e ha ricevuto in carcere un’ordinanza di custodia cautelare analoga. Iannuzzi, che era già stato indagato a piede libero, è stato arrestato nella mattinata indicata dagli sviluppi dell’inchiesta.
Un ruolo centrale negli accertamenti è stato svolto anche dai carabinieri del Ris di Parma, incaricati di effettuare rilievi e sequestri. Durante le verifiche sono state individuate tracce di sangue sia nell’auto della donna sia nell’abitazione del compagno a Perinaldo. È anche su questi elementi, insieme agli esiti dell’autopsia, alle testimonianze e alla ricostruzione degli spostamenti, che si è consolidato il nuovo passaggio dell’indagine.
L’inchiesta sulla morte di Beatrice entra così in una fase decisiva. Dopo le prime ricostruzioni, l’attenzione degli investigatori si concentra ora sul ruolo avuto dalla madre e dal suo compagno nelle ore che hanno preceduto il decesso della bambina e in quelle successive. Le accuse restano al vaglio dell’autorità giudiziaria, ma il nuovo arresto segna un punto di svolta in una vicenda che fin dall’inizio aveva mostrato troppe incongruenze tra la richiesta di aiuto, le condizioni del corpo della piccola e la versione fornita agli inquirenti.


