Un colpo di pistola, poi l’allarme e la corsa dei soccorsi. È una nuova tragedia in divisa quella avvenuta nella sede della Polizia Locale di Ospitaletto, in provincia di Brescia, dove un agente di 32 anni è morto dopo essere stato raggiunto da un proiettile. Secondo le prime ricostruzioni, l’ipotesi prevalente sarebbe quella di un gesto volontario, ma gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulla dinamica.
L’allarme è scattato poco prima delle 17. I sanitari del 118 sono arrivati con ambulanza ed eliambulanza, atterrata nel vicino centro sportivo, e hanno trasferito l’agente alla Poliambulanza di Brescia in condizioni disperate. Il giovane sarebbe stato trovato nel bagno del comando, dove avrebbe usato l’arma d’ordinanza. I colleghi lo avevano visto turbato e silenzioso già in mattinata, senza immaginare un epilogo così tragico.

Carabiniere morto in caserma, si cerca la verità
Una vicenda che riporta alla mente un altro dramma ancora pieno di domande, quello del giovane carabiniere di 25 anni morto nella caserma della Spezia. Nella memoria del suo telefono potrebbero esserci risposte decisive per chiarire cosa sia accaduto prima che il militare si togliesse la vita sparandosi alla testa con la pistola di servizio, subito dopo una riunione tecnica tenuta in caserma.
I genitori del maresciallo vogliono fare piena luce sulla morte del figlio. Anche il sostituto procuratore Monica Burani ha avviato una serie di accertamenti: dopo l’apertura di un fascicolo a carico di ignoti per “istigazione al suicidio” e l’intervento del Ris di Parma per alcuni rilievi, è stato disposto un accertamento tecnico irripetibile sul materiale informatico in uso al militare.

Saranno esaminati telefoni e computer nella disponibilità del giovane, con particolare attenzione alle comunicazioni dei giorni precedenti la tragedia. Il carabiniere, sabato 18 aprile, aveva partecipato alla riunione per predisporre il servizio di ordine pubblico allo stadio in occasione della partita dello Spezia. Poi si era allontanato dai colleghi diretti in mensa, si era chiuso in una stanza e aveva premuto il grilletto.
I familiari, assistiti dagli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo, chiedono di verificare anche presunti atteggiamenti ostili che il figlio avrebbe raccontato. Agli accertamenti parteciperà come consulente l’ingegnere informatico Luca De Gregorio. Un collega ricorda di averlo visto al telefono nel corridoio poco prima del dramma: proprio da quei dispositivi potrebbe arrivare il tassello mancante di una storia dolorosa e ancora senza risposta.


