Le agende di Andrea Sempio, sequestrate nel 2025 e ora finite negli atti della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, aprono un altro fronte nel caso di Chiara Poggi. Il settimanale Giallo, Cairo Editore, ne ha pubblicato alcuni estratti: 152 pagine scritte a mano, con grafia alternata tra ordine e confusione, in cui l’indagato racconta passato, presente e futuro immaginato. Tra le frasi compare: “La mia vita ha passato sfighe, sfortune, risate, merda e colpi di culo. Ho un disperato bisogno di approvazione”.
Dalle pagine emergono appunti personali, paure, ricordi e immagini che gli inquirenti stanno valutando nel loro insieme. Alcune annotazioni colpiscono più di altre: “Sognato il carcere“, “Sognato me che accoltellavo gente”, “Fotina di c. Ne rubai di più belle“. In altri passaggi Sempio scrive: “Le mie paure più grandi: essere rifiutato, perdere il controllo”. Per l’accusa sono elementi da leggere nel quadro complessivo, mentre la difesa invita a non trasformare scritti privati in prove.

Garlasco, le agende di Andrea Sempio
Nel materiale ci sono anche riferimenti a stati d’ansia e fragilità: “Attacchi di panico”, “Commesso grossi errori”, “Commesso cose brutte”. Ma c’è un dettaglio che viene sottolineato: l’omicidio di Chiara Poggi non sarebbe mai annotato direttamente. Le agende presenterebbero inoltre pagine strappate, soprattutto nel periodo successivo al liceo e precedente al lavoro nel negozio di telefonia, una fase descritta come opaca e difficile da ricostruire.
Parallelamente prosegue l’offensiva della difesa di Sempio, indagato per l’omicidio della 26enne al posto di Alberto Stasi, condannato in via definitiva. Le consulenze depositate puntano a indebolire due pilastri della nuova ipotesi accusatoria: il Dna sotto le unghie della vittima e l’impronta della scarpa attribuita all’assassino. Secondo la genetista Marina Baldi, il dato genetico sarebbe “tecnicamente debole” perché misto, incompleto e non individualizzante.

La consulente sostiene inoltre che, anche in caso di compatibilità parziale con Sempio, il dato “non prova che egli abbia avuto un contatto aggressivo con la vittima, né che sia stato graffiato nel corso dell`azione omicidiaria”. Resterebbero aperte altre ipotesi, tra cui Dna di fondo, trasferimento secondario, contaminazione o manipolazione dei reperti. La difesa contesta anche i soliloqui intercettati, definiti dagli avvocati Cataliotti e Taccia “prove di interrogatorio”.
Altro nodo è la scarpa Frau taglia 42, ritenuta nei processi la calzatura dell’assassino. Secondo la difesa, il piede di Sempio non sarebbe compatibile: anche ammettendo la lunghezza, la larghezza eccederebbe di oltre due centimetri lo spazio disponibile. In sostanza, per i consulenti, quella scarpa sarebbe stata troppo stretta per lui. Il caso resta aperto e controverso: per Andrea Sempio vale la presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.


