Per oltre due anni quel mistero era rimasto sospeso tra i boschi, le montagne e il silenzio. Una sparizione che aveva lasciato sgomenti amici, familiari e soprattutto il mondo dell’alpinismo italiano, perché a sparire nel nulla non era stato un escursionista qualunque, ma un uomo considerato da tutti un punto di riferimento assoluto. Da quel 14 novembre 2023, ogni sentiero, ogni dirupo e ogni tratto di vegetazione erano stati battuti senza sosta nella speranza di trovare almeno una traccia.
>> Choc in Rai, il conduttore lasciato a casa dopo anni: è caos. Chi prende il suo posto
Le ricerche erano andate avanti per mesi con un dispiegamento enorme di uomini e mezzi. In campo erano scesi il Soccorso Alpino, la Guardia di Finanza, i vigili del fuoco, la Protezione civile e decine di volontari. Anche gli amici di sempre avevano partecipato alle perlustrazioni, incapaci di accettare che un uomo così esperto potesse essere svanito nel nulla a pochi passi da casa. Eppure, nonostante gli sforzi, il mistero era rimasto irrisolto per quasi tre anni.

Il ritrovamento casuale che ha spezzato il silenzio
La svolta è arrivata nelle ultime ore, quasi per caso. Un escursionista si è imbattuto in alcuni resti in una scarpata nella zona di Mossini, frazione di Sondrio. Il luogo del ritrovamento distava appena un paio di chilometri dall’abitazione dell’uomo scomparso. Poco dopo è arrivata la conferma che nessuno avrebbe voluto ricevere: quei resti appartenevano proprio a Mario Conti, storico alpinista dei Ragni di Lecco, scomparso all’età di 79 anni.

Il suo nome è legato ad alcune delle imprese più leggendarie dell’alpinismo mondiale. Nel 1974 fu tra i protagonisti della conquista del Cerro Torre in Patagonia, mentre l’anno successivo partecipò alla spedizione sul Lhotse, uno dei giganti dell’Himalaya. Per generazioni di scalatori era diventato molto più di un semplice compagno di cordata: era un maestro, una figura simbolica capace di trasmettere esperienza, disciplina e amore per la montagna.

La notizia del ritrovamento ha colpito profondamente il gruppo dei Ragni di Lecco, che ha voluto ricordarlo con un lungo e toccante messaggio pubblicato sui social. “Questa mattina sono stati ritrovati e riconosciuti i resti del nostro socio, amico e maestro Mario Conti, protagonista della mitica ascensione del Cerro Torre del 1974 e di tante altre tra le più belle realizzazioni dei Ragni – scrivono i Ragni di Lecco -. Mario era scomparso il 14 novembre del 2023, durante un’escursione tra i boschi della frazione sondriese di Mossini, dove abitava. Da allora, nonostante le imponenti operazioni di ricerca condotte per mesi da Soccorso Alpino, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Protezione Civile protezione civile, numerosi soci dei Ragni e amici volontari, era stato impossibile ritrovare le sue tracce e, fino ad oggi, risultava disperso”.
Parole che raccontano tutto il dolore accumulato in questi lunghissimi mesi. Un’attesa fatta di speranze, paure e interrogativi rimasti senza risposta. Il ritrovamento, pur nella sua drammaticità, ha almeno permesso di chiudere un capitolo che era rimasto aperto troppo a lungo, lasciando familiari e amici intrappolati in una sofferenza sospesa.
Nel messaggio pubblicato dai Ragni di Lecco emerge anche tutta la commozione di chi lo ha conosciuto davvero, condividendo con lui non solo la montagna ma anche anni di amicizia e vita vissuta insieme. “Il ritrovamento dei suoi resti è avvenuto casualmente – proseguono – ad opera di un escursionista, in una scarpata a un paio di chilometri dall’abitazione di Mario. È difficile dire quali emozioni questa notizia susciti in tutti noi. Sicuramente rinnova il senso di tristezza e di mancanza, per una perdita che mai si potrà colmare, ma, per altri aspetti, rappresenta anche la chiusura di un cerchio, la fine di un tempo sospeso tra angosce, dubbi e domande senza risposta”.
Il ricordo dell’alpinista resta oggi fortissimo tra chi lo ha incontrato lungo il proprio cammino. “Quello che di certo sappiamo è che Mario è sempre stato qui, accanto a noi, e lo è ancora, perché ancora e sempre presenti sono la sua amicizia, il suo legame indissolubile con il Gruppo, e gli insegnamenti che ha trasmesso alle giovani generazioni dei Ragni. Il nostro cuore è con lui e il nostro abbraccio si stringe oggi più forte che mai ai suoi familiari”. Un addio che chiude una lunga attesa, ma che lascia aperto il vuoto enorme di una figura che ha segnato la storia dell’alpinismo italiano.


