Un esame diagnostico di routine, programmato senza particolari preoccupazioni, si è trasformato in una vicenda drammatica su cui ora la magistratura intende fare piena luce. La Procura di Lecce ha infatti aperto un’indagine sulla morte di un uomo di 76 anni, residente a Corsano (Lecce), deceduto lo scorso 29 gennaio dopo essersi sottoposto a una TAC coronarica presso l’ospedale Cardinale Panico di Tricase. Una vicenda che, secondo quanto riportato da Fanpage, solleva interrogativi su quanto accaduto nelle ore successive all’esame.
Al centro dell’esposto presentato dai familiari, assistiti dall’avvocato Luciano De Francesco, c’è il sospetto che il decesso sia stato provocato da una reazione allergica al mezzo di contrasto non gestita in modo adeguato. Secondo la ricostruzione, l’uomo si era recato autonomamente nella struttura sanitaria nel tardo pomeriggio per sottoporsi all’accertamento. Nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto di lì a poco, quando, subito dopo la somministrazione del contrasto, sono comparsi i primi segnali di malessere.

Morto dopo una Tac, la denuncia della famiglia
A raccontare quei momenti è il figlio della vittima, che nella denuncia ha descritto sintomi inequivocabili: “Dopo l’esame TAC, sul dorso di mio padre comparivano dei ponfi accompagnati da malessere generale e da fastidi alla gola”. Una sequenza di segnali che, secondo la famiglia, avrebbe dovuto indurre a una maggiore prudenza nella gestione clinica del paziente, considerata la possibile insorgenza di una reazione allergica importante.
Nonostante la somministrazione di cortisone e un apparente miglioramento, i medici avrebbero deciso di dimettere l’uomo nel giro di poco tempo. È proprio questa scelta a rappresentare uno dei punti più controversi della vicenda. Il legale della famiglia contesta infatti la decisione, sottolineando come “non sono state rispettate le linee guida davanti a uno choc anafilattico per reazione al mezzo di contrasto. Il paziente avrebbe dovuto rimanere in osservazione in ospedale per almeno 24 ore e invece è stato dimesso”. Una valutazione che, se confermata, potrebbe avere un peso determinante nell’inchiesta.

Il dramma si è consumato poco dopo, durante il rientro a casa. Le condizioni del 76enne sono rapidamente peggiorate, trasformando il viaggio in un’emergenza. Le difficoltà respiratorie si sono fatte sempre più gravi, costringendo i familiari a contattare il 118. Secondo quanto denunciato, l’ambulanza sarebbe arrivata dopo circa trenta minuti e inizialmente senza medico a bordo, un ritardo che avrebbe ulteriormente compromesso le possibilità di intervento tempestivo.
Riportato in ospedale in condizioni ormai disperate, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Il referto finale ha stabilito come causa del decesso un “arresto cardiocircolatorio da choc allergico”. Sarà ora compito della Procura stabilire eventuali responsabilità, valutando se affidare a un medico legale l’analisi della documentazione clinica. Solo attraverso questo passaggio sarà possibile chiarire se la tragedia poteva essere evitata o se si è trattato di una complicanza imprevedibile.


