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“Non si può morire così”. Antonella Clerici sconvolta, tutto il suo sconforto

C’è un momento, in diretta televisiva, in cui anche chi è abituato a raccontare la leggerezza si ferma e lascia spazio allo sgomento. È quello che è accaduto ad Antonella Clerici, visibilmente scossa davanti a una vicenda che ha colpito nel profondo l’opinione pubblica. Una morte definita “inaccettabile”, difficile perfino da commentare, che ha lasciato un senso di impotenza e rabbia.

La conduttrice, tornata in onda con È sempre mezzogiorno, ha scelto di rompere il silenzio e affrontare apertamente quanto accaduto, dando voce a un disagio che molti condividono ma che spesso resta inespresso. E lo ha fatto con parole semplici, dirette, cariche di emozione e incredulità.


Antonella Clerici furiosa: “Non si può morire così”

Secondo quanto raccontato, l’uomo sarebbe stato aggredito da un gruppo di ragazzi per un motivo banale, quasi assurdo nella sua semplicità: “Questo signore è stato aggredito da un gruppo di ragazzi semplicemente perché lui ha detto di non buttaee le bottiglie dei vini… che è il minimo sindacale che uno direbbe vedendo un gruppo di ragazzi, da adulto”. Un richiamo al rispetto, trasformato in una condanna a morte.

“Dove stiamo andando? Cioè la morte di un uomo di 47 anni che sabato sera a Massa è stato aggredito, l’avete letto sicuramente tutti, è un fatto di cronaca incredibile”. Così si è aperto il suo intervento, facendo riferimento alla tragica fine di Giacomo Bongiorni, ucciso sotto gli occhi del figlio di appena 11 anni.

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La Clerici non ha nascosto la propria indignazione: “Evidentemente erano ubriachi, erano dei ragazzi e l’hanno ammazzato. Cioè vi rendete conto non è che c’è stata una colluttazione… Ma dove stiamo andando?”. Parole dure, che evidenziano non solo la gravità del gesto ma anche la totale sproporzione tra causa e conseguenze.

Il discorso si è poi allargato a una riflessione più ampia, che ha coinvolto il pubblico e gli ospiti in studio: “Dove ci porterà… cioè che cosa sta succedendo alla nostra società? E’ colpa di noi genitori, è colpa delle dell’educazione, delle istituzioni, è colpa di che cosa? Forse bisognerebbe mettersi tutti insieme e capire perché, cioè qualcosa sta succedendo nella società”. Un interrogativo che resta sospeso, senza una risposta immediata ma con la consapevolezza che il problema esiste.

A intervenire è stato anche Gian Piero Fava, che ha ricordato come un tempo bastasse lo sguardo di un adulto per ristabilire l’ordine: “Se magari facevi un po’ troppo casino e un adulto veniva magari mi diceva ‘adesso basta’ te mettevi la coda in mezzo alle gambe e andavi via”. Un confronto tra generazioni che mette in luce un cambiamento profondo nei rapporti sociali.

Infine, anche il professor Daniele Persegani ha sottolineato la perdita di autorevolezza delle figure educative: “Adesso forse manca questo rispetto verso le persone più grandi, gli adulti, anche verso i professori. Io vedo come si comportano i ragazzi a scuola ma una volta noi professori eravamo comunque delle figure di riferimento, adesso ti mandano a quel paese”. Un quadro preoccupante che, partendo da una tragedia, apre una riflessione più ampia su dove stia andando la società.


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