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“È la stessa impronta”. Garlasco, la scoperta nell’ultima perizia

  • Italia

Il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria, riaccendendo interrogativi mai del tutto sopiti su uno dei delitti più discussi della cronaca italiana. A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, nuovi dettagli tecnici e analisi approfondite continuano a emergere, alimentando il dibattito tra esperti e opinione pubblica. Nella puntata di lunedì 30 marzo di Mattino Cinque, il focus si è concentrato su un elemento considerato potenzialmente decisivo: una traccia definita “impronta zigrinata”.

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Nel corso della trasmissione, gli esperti intervenuti hanno analizzato questa particolare impronta, rinvenuta sul cosiddetto “gradino zero” della villetta di Garlasco, luogo simbolo dell’intera vicenda. Si tratta di un dettaglio tecnico che, secondo alcune ricostruzioni, potrebbe offrire nuovi spunti interpretativi anzi, fondamentali, sulla dinamica del delitto e sulla presenza di eventuali soggetti sulla scena.


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La frase chiave che ha acceso il dibattito è chiara: “l’impronta zigrinata sul gradino zero è ritenuta compatibile con quella del soggetto che si sarebbe appoggiato al muro”. Un elemento che, se confermato, suggerirebbe una posizione ben precisa dell’aggressore o di chi si trovava in quel punto della casa nei momenti cruciali.

Secondo quanto emerso durante l’analisi televisiva, l’impronta sarebbe stata lasciata da una superficie non liscia, probabilmente una scarpa o un oggetto con una trama riconoscibile. Questo tipo di traccia viene definito “zigrinato” proprio per la presenza di scanalature o rilievi, capaci di imprimere un segno distintivo su superfici come il pavimento o i gradini.

Gli esperti hanno spiegato che il gradino zero, ovvero il primo punto di accesso alla scala interna, rappresenta un passaggio fondamentale nella ricostruzione dei movimenti all’interno dell’abitazione. La presenza di un’impronta in quel punto suggerirebbe una fase di stazionamento, non un semplice passaggio rapido, ma un momento in cui qualcuno si sarebbe fermato, forse per osservare o per mantenere l’equilibrio.

Il collegamento con il gesto di “appoggiarsi al muro” apre scenari investigativi interessanti. Una postura del genere potrebbe indicare una fase di attesa, un tentativo di nascondersi oppure una reazione a una situazione di tensione. Non si esclude che possa trattarsi di un momento immediatamente precedente o successivo all’aggressione.

Nel dibattito televisivo si è sottolineato come, nel corso degli anni, molti elementi della scena del crimine siano stati analizzati più volte con tecnologie sempre più avanzate. Questo ha permesso di rivalutare tracce che inizialmente potevano sembrare marginali, ma che oggi assumono un peso diverso alla luce delle nuove metodologie scientifiche.


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