Il caso che ha coinvolto Ilaria Salis continua ad alimentare lo scontro politico, ma nelle ultime ore il dibattito si è spostato dal controllo di polizia effettuato in un albergo romano alle polemiche sulla persona che si trovava con l’europarlamentare. A riaccendere la discussione è stato Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, che ha annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare dopo una ricostruzione pubblicata da Il Giornale. Secondo quanto riferito dal quotidiano, nella stanza d’albergo con Salis ci sarebbe stato Ivan Bonnin, indicato come suo assistente al Parlamento europeo.

La vicenda nasce dal controllo compiuto dalle forze dell’ordine nell’hotel dove soggiornava l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Salis ha parlato pubblicamente di un episodio molto grave, sostenendo che quell’accertamento avrebbe avuto un carattere anomalo e potenzialmente intimidatorio. Da parte delle autorità, però, sono arrivate spiegazioni differenti: secondo varie ricostruzioni giornalistiche, l’intervento sarebbe stato eseguito in seguito a una segnalazione proveniente dalla Germania e non costituirebbe una perquisizione in senso proprio. Proprio questa distanza tra versione politica e versione amministrativa ha fatto esplodere il caso.

Su questo terreno si è inserito Donzelli, che ha dichiarato di voler fare chiarezza soprattutto sulla figura dell’accompagnatore di Salis. Il riferimento è a Ivan Bonnin, il cui nome compare nella ricostruzione de Il Giornale come quello dell’assistente parlamentare presente in hotel con l’eurodeputata. Lo stesso quotidiano richiama una vicenda giudiziaria del 2015, riconducibile – secondo questa ricostruzione – allo stesso Bonnin. In particolare, vengono citate notizie di cronaca bolognese relative a un decreto penale di condanna emesso nei confronti di sei attivisti del collettivo Hobo per i reati di interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata. Si tratta di un punto delicato, che proprio per questo va riferito come elemento giornalisticamente riportato e politicamente sollevato, non come automatica sintesi definitiva dell’intera posizione personale e professionale dell’interessato.
È da qui che discenderebbe l’iniziativa annunciata dall’esponente di Fratelli d’Italia. Donzelli, infatti, ha sostenuto che la questione non riguarderebbe la sfera privata dell’europarlamentare, bensì un profilo di interesse pubblico: cioè l’eventuale presenza, nello staff di un membro del Parlamento europeo, di una persona con precedenti giudiziari riportati dalla stampa. L’interrogazione parlamentare, nelle intenzioni dichiarate dal deputato, dovrebbe servire a chiarire se le informazioni circolate siano corrette, quali precedenti risultino effettivamente agli atti e se vi siano profili di incompatibilità o comunque di opportunità politica nell’affidamento di incarichi retribuiti con fondi pubblici.

Resta però essenziale separare i piani. Da un lato c’è la polemica sul controllo di polizia subito da Salis, sulla cui legittimità e proporzione il confronto politico resta aperto. Dall’altro c’è la questione del collaboratore indicato dagli articoli di stampa, che la maggioranza intende ora portare formalmente all’attenzione del Parlamento. In questo quadro, più che gli slogan, conteranno gli atti: l’eventuale interrogazione, la risposta del governo e, soprattutto, la possibilità di verificare in modo documentale quanto finora emerso attraverso le ricostruzioni giornalistiche.


