Certe sere a Sanremo lo capisci prima ancora che lo dicano: dietro sorrisi, battute e scalette perfette c’è un messaggio che scorre sottotraccia. Alla finale del Festival 2026, all’Ariston, l’aria non è solo da “ultimo atto”. È da passaggio di mano. E chi guarda da casa lo percepisce.
Perché mentre si aspetta il verdetto della musica, il chiacchiericcio vero corre nei corridoi, in sala stampa, tra i “si dice” che a Sanremo diventano spesso realtà. E stavolta il punto non è un look, un fuorionda o una polemica: è il futuro del Festival. Quello con cui la Rai dovrà fare i conti già da domani mattina.

Quella “ospitata” che sembra tutt’altro
In una finale così, ogni presenza pesa. E c’è un nome che, più di altri, viene letto come un segnale chiarissimo: Stefano De Martino. Non la classica comparsata, non il “passo a salutare”: l’idea che filtra è quella di un’apparizione con il sapore dell’investitura, di quelle che la tv generalista ama fare senza dirlo troppo forte.

Il sottotesto è semplice e potentissimo: Carlo Conti chiude il suo giro e, intanto, si prepara la nuova faccia del Festival. Un cambio che, per la Rai, non è solo una scelta di conduzione: è una scommessa di linguaggio, ritmo, pubblico. E di quel tipo di “calore pop” che De Martino si è costruito negli ultimi tempi.
Conti in conferenza stampa: ironia, pacchi e… un messaggio
Chi lo conosce sa che Carlo Conti non perde la bussola, nemmeno quando gli fanno domande che scottano. E infatti, in conferenza stampa, la sua risposta passa dall’ironia. Con quel riferimento al “mondo dei pacchi” che, detta così, strappa la risata ma serve anche a mettere un punto.

Il concetto: niente eredità ingestibile, niente “festival rotto”. Anzi, un meccanismo rodato, in crescita, pronto per chi arriverà dopo. Tradotto dal sanremese all’italiano: “Arrivi su una macchina che funziona, non su un campo minato”. Un modo elegante per tranquillizzare tutti, pubblico compreso.
La Rai cambia schema: conduttore da una parte, guida artistica dall’altra
Dietro le quinte, però, si ragiona anche di assetti. E una delle indiscrezioni più insistenti parla di un ritorno alla separazione dei ruoli: chi conduce non necessariamente deve anche tenere in mano tutta la partita artistica. Negli ultimi anni le due cose si sono spesso fuse, ma il 2027 potrebbe rimettere i confini.
Accanto a De Martino, infatti, circola un nome pesante sul fronte musicale: Fabrizio Ferraguzzo, indicato come figura di riferimento per la direzione artistica e già noto come manager dei Måneskin. Un profilo che, in teoria, aiuterebbe il Festival a parlare ancora di più con il mercato e con l’estero, senza perdere l’anima nazional-popolare.
Il “paracadute” che piace a tutti: Antonella Clerici
E poi c’è la domanda che si fanno in tanti (anche tra chi De Martino lo apprezza): Sanremo è Sanremo, non un debutto qualsiasi. E allora spunta l’ipotesi più rassicurante possibile, quella che metterebbe d’accordo nonne, mamme e figlie: Antonella Clerici.
La sua presenza, come madrina o co-conduttrice, avrebbe un senso chiarissimo: esperienza, credibilità, affetto del pubblico. Una di quelle figure che “reggono” la serata anche solo entrando in scena. E che potrebbero accompagnare il cambio generazionale senza strappi, senza ansie, con quel tono familiare che a Sanremo è sempre un salvagente.
Tutti aspettano la conferma: il momento in cui non si torna indietro
Per ora, ufficialmente, resta tutto appeso al rito più sanremese di sempre: la scaletta, le parole sul palco, l’annuncio che arriva quando deve arrivare. Ma il punto è che il “segreto di Pulcinella” sembra già in giro da ore, e la sensazione è che la finale 2026 non stia chiudendo solo un’edizione.
Sta aprendo una porta. E quando Sanremo cambia faccia, cambia anche il modo in cui la tv italiana prova a raccontarsi: tra tradizione e voglia di aggiornarsi, tra pubblico storico e nuove abitudini. Adesso resta da capire solo una cosa: quando lo diranno, e con che scena. Perché sì, anche quello, a Sanremo, fa parte dello spettacolo.


