Una nuova ondata di attacchi missilistici attribuiti all’Iran ha interessato diversi obiettivi nell’area del Golfo e ha coinvolto anche una base in Kuwait dove opera un contingente dell’Aeronautica militare italiana. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che il personale italiano presente nella struttura non ha riportato ferite, poiché al momento dell’allarme si trovava nelle aree protette predisposte. La pista avrebbe subito danni significativi, mentre non risultano, secondo quanto comunicato, vittime tra i connazionali né tra i civili nei Paesi interessati dagli eventi.
Il ministro ha fatto il punto al termine di una riunione con i rappresentanti diplomatici della regione e con le principali autorità di governo, insieme ai vertici della Difesa e dell’intelligence. La situazione viene definita complessa e in evoluzione, con l’ipotesi di un’escalation non limitata a poche ore ma potenzialmente destinata a proseguire per più giorni.
La struttura in Kuwait ospita oltre 300 militari italiani impegnati in attività operative e di supporto. In seguito all’allarme, il contingente avrebbe seguito le procedure di emergenza, trovando riparo nei bunker e nelle zone di sicurezza. Tajani ha spiegato di aver ricevuto rassicurazioni dirette dalla catena di comando sul posto, con conferma dell’assenza di criticità per il personale italiano.

Secondo quanto riferito dal ministro, il monitoraggio riguarda anche altri contingenti e presidi italiani nell’area mediorientale, inclusi quelli presenti in Libano e Giordania, oltre al personale dell’Arma impegnato in attività di formazione e cooperazione nella zona di Gerico. Al momento non risulterebbero italiani coinvolti in azioni di combattimento nella regione.
Le informazioni raccolte nelle prime ore indicano che gli attacchi avrebbero interessato anche infrastrutture collegate alla presenza militare statunitense nell’area. Sul piano politico-diplomatico, il quadro resta caratterizzato da dichiarazioni contrapposte e da un incremento delle misure di difesa nei Paesi direttamente coinvolti.

In questo contesto, la Farnesina continua a mantenere contatti con le ambasciate e i consolati presenti nell’area, aggiornando le valutazioni di sicurezza e i protocolli di assistenza ai cittadini italiani che si trovano nei Paesi interessati dalla crisi.
Il ministero degli Esteri stima la presenza di decine di migliaia di cittadini italiani nell’area, tra residenti, turisti, operatori e personale militare. In Israele i residenti con cittadinanza italiana sarebbero circa 20 mila, con un numero variabile di pellegrini e viaggiatori presenti nei periodi di maggiore affluenza. Comunità numerose sono segnalate anche negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Kuwait, in Oman e in Bahrain.
In Iran la comunità italiana risulterebbe più ridotta, con alcune centinaia di persone. L’evoluzione dello scenario ha avuto ricadute anche sulla mobilità aerea: diverse tratte e spazi di volo nella regione risultano soggetti a chiusure o limitazioni, con ripercussioni sugli scali e sui collegamenti internazionali.
La Farnesina sta rafforzando i servizi di assistenza nei principali hub regionali e invita i cittadini italiani nell’area a rispettare le indicazioni delle autorità locali e a limitare gli spostamenti non indispensabili. È allo studio anche un dispositivo di evacuazione per i connazionali che dovessero trovarsi in condizioni di particolare rischio, con possibili corridoi verso Paesi confinanti già utilizzati in precedenti situazioni di emergenza. Un cittadino avrebbe già raggiunto autonomamente un valico di frontiera e sarà seguito dalla rete diplomatica italiana.
Parallelamente, in Italia è stato innalzato il livello di attenzione su obiettivi considerati sensibili. Le misure riguardano, in particolare, la protezione di luoghi di culto e sedi della comunità ebraica, oltre al rafforzamento delle attività di monitoraggio e prevenzione da parte delle forze dell’ordine e degli organismi di sicurezza. Sul fronte diplomatico, l’Italia conferma il sostegno alle iniziative negoziali a livello europeo e internazionale per ridurre le tensioni e contenere il rischio di un ulteriore allargamento della crisi.


