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“Non ve ne siete accorti”. Giuseppe Conte, il commento su Giorgia Meloni e i sondaggi

Il crollo nei sondaggi del Movimento Cinque Stelle diventa terreno di scontro politico e riporta al centro del dibattito pubblico la figura di Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio, oggi leader del M5s, reagisce ai numeri che lo vedono in difficoltà puntando il dito contro quella che definisce una macchina di propaganda costruita dal governo e, in particolare, da Giorgia Meloni. Nessuna autocritica, nessuna analisi interna sulle scelte politiche degli ultimi mesi, ma un’accusa frontale a chi, secondo Conte, starebbe orientando l’opinione pubblica attraverso i media, scrive Liberoquotidiano.

Nel suo intervento televisivo, Conte sceglie il collegamento con L’aria che tira, il talk show politico di La7 condotto da David Parenzo, per articolare una difesa che suona, secondo il quotidiano online, anche come un attacco diretto agli elettori. Il ragionamento dell’ex premier è netto: se i sondaggi premiano Fratelli d’Italia e penalizzano il Movimento Cinque Stelle, la responsabilità non sarebbe della linea politica del M5s, bensì di una narrazione martellante che avrebbe convinto i cittadini. Una lettura che, di fatto, attribuisce al “popolo” la colpa di essere caduto in una presunta trappola comunicativa.

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Giuseppe Conti parla di Giorgia Meloni all’Aria che tira

“Hanno occupato le tv – ha accusato Giuesppe Conte in collegamento con L’aria che tira, il talk show politico di La7 condotto da David Parenzo -, hanno deputati che hanno tre giornali, non mi meravigliano i dati dei sondaggi visto che si continua a fare propaganda da tutte le tv e tutte le trasmissioni e di fronte al problema della sicurezza dei cittadini facciamo diventare l’unico problema le manifestazioni con gli incappucciati infiltrati che sono sempre successe”. Parole che descrivono uno scenario in cui l’informazione sarebbe sbilanciata e funzionale al potere, lasciando poco spazio a una lettura alternativa dei problemi del Paese.

Il discorso di Conte prosegue spostandosi su uno dei temi più caldi delle ultime settimane, quello della sicurezza e degli scontri avvenuti a Torino. Qui l’ex presidente del Consiglio accusa apertamente il governo di aver sfruttato politicamente quanto accaduto, tirando in ballo l’aggressione di Askatasuna ai poliziotti e la successiva reazione dell’esecutivo. Secondo Conte, l’episodio sarebbe stato strumentalizzato per alimentare una narrazione emergenziale e per colpire altri poteri dello Stato.

“Non è in discussione” la visita agli agenti feriti negli scontri di Torino, “ma non ne avrei approfittato per fare sciacallaggio perché nel momento in cui accadono i fatti di Torino attaccano la magistratura. I cittadini non sono così ingenui, hanno capito che è tutta propaganda perché sono aumentate rapine, stupri, furti”. In questa affermazione si concentra la tesi dell’ex premier: la sicurezza reale, fatta di reati e paura quotidiana, verrebbe oscurata da una comunicazione che seleziona gli episodi più utili sul piano politico.

Resta però un dato che emerge con forza dal suo intervento: l’assenza di qualsiasi mea culpa. Conte non riconosce errori, non parla di strategie da rivedere né di un possibile scollamento tra il Movimento Cinque Stelle e una parte dell’elettorato. La sua analisi si ferma alla denuncia della propaganda altrui, lasciando sullo sfondo una domanda che i numeri dei sondaggi continuano a porre con insistenza: se davvero i cittadini hanno voltato le spalle al M5s, è solo per colpa della comunicazione del governo o anche per scelte politiche che non hanno convinto.


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