La strage di Capodanno a Crans-Montana resta una ferita aperta nel cuore dell’Europa, una notte che avrebbe dovuto celebrare l’inizio del nuovo anno e che invece si è trasformata in un incubo collettivo. Tra musica, luci e brindisi, le fiamme hanno inghiottito un locale gremito di giovani, lasciando dietro di sé decine di vittime, centinaia di feriti e una lunga scia di interrogativi.
In serata, la procura del Canton Vallese ha diffuso i dati ufficiali della tragedia di Capodanno, confermando un bilancio che fa rabbrividire. Le vittime sono 40, tutte identificate: 22 cittadini svizzeri, 8 francesi, 6 italiani, mentre gli altri provenivano da Portogallo, Belgio, Turchia e Romania. Avevano un’età compresa tra i 14 e i 39 anni, e la metà erano minorenni, un dettaglio che rende il dolore ancora più insopportabile.
“Ascoltateci”. Crans Montana, l’appello delle famiglie delle vittime italiane

Crans-Montana, cosa è successo durante il Capodanno 2020
Il numero dei feriti è stato rivisto: sono 116 e non 119, come comunicato inizialmente. Di questi, 33 sono già stati dimessi, mentre altri continuano a lottare tra ospedali e reparti specializzati. Mentre le famiglie piangono i loro figli e amici, l’attenzione degli inquirenti si concentra sempre di più su ciò che è accaduto prima di quella notte, su segnali ignorati e su rischi che, col senno di poi, appaiono drammaticamente evidenti.

Con il passare dei giorni, infatti, emerge che la tragedia avrebbe potuto verificarsi molto tempo prima, almeno sei anni prima del rogo che ha devastato il locale “La Constellation”. L’infiammabilità dei pannelli fonoassorbenti installati nel controsoffitto era già nota e documentata. Durante la festa di Capodanno del 2020, come si può notare dal video, un dipendente del bar avrebbe avvertito più volte i clienti di fare attenzione alle candele scintillanti fissate alle bottiglie, raccomandando di tenerle lontane dal soffitto. Un monito ripetuto più volte, sintetizzato in una frase che oggi risuona come un presagio: “Attenzione alla schiuma!”.
A confermare quel clima di allarme latente è stato un video pubblicato da RTS, la televisione statale svizzera in lingua francese, che ha anche rintracciato l’autore delle immagini girate all’epoca. Il testimone ha raccontato: “Ricordo che eravamo molto vicini al soffitto, ed è anche per questo che il cameriere ha detto: ‘Attenzione alla schiuma, attenzione alla schiuma’. Perché credo che lui, da adulto, si rendesse conto che poteva esserci un rischio”. Parole che oggi assumono un peso enorme, alla luce di quanto accaduto nella notte di Capodanno.
Nel frattempo, la polizia e la magistratura stanno passando al setaccio il passato del locale, ricostruendo ogni dettaglio amministrativo e tecnico. Sotto la lente finiscono carte, autorizzazioni e certificati di sicurezza che, in Svizzera, sono indispensabili per mantenere aperto un esercizio pubblico. Le indagini si concentrano su alcune incongruenze legate ai lavori di rinnovo dell’interno del bar, effettuati nel 2015, e su autorizzazioni che potrebbero essere irregolari o incomplete, con documentazione mancante. Un quadro che, se confermato, potrebbe delineare responsabilità precise.


Un altro elemento emerso nelle ultime ore riguarda una richiesta di ampliamento presentata dai gestori nel 2025, che prevedeva l’eliminazione di un’uscita laterale della veranda. Proprio quell’uscita, come mostrano i video della tragedia, ha consentito a molte persone di salvarsi. La richiesta, fortunatamente, non aveva ancora ricevuto il via libera, evitando così conseguenze che avrebbero potuto essere ancora più drammatiche.
Intanto, mentre la comunità di Crans-Montana prova a rialzarsi, resta una domanda che pesa come un macigno: questa strage si poteva evitare. Le risposte, ora, sono affidate alle indagini e alla giustizia.


