Negli ultimi giorni il dibattito mediatico attorno al delitto di Garlasco si è riacceso dopo che alcuni organi di informazione hanno parlato della presunta scomparsa di un verbale manoscritto redatto nel 2014 sulla compatibilità di due tracce di Dna. Una circostanza definita da alcuni come “grave”, soprattutto alla luce delle successive valutazioni dell’esperto sul “Dna degradato e non comparabile”, ricostruzioni che hanno alimentato dubbi e interrogativi su uno dei passaggi tecnici più delicati del procedimento giudiziario.
Di fronte a queste ricostruzioni, una delle persone direttamente coinvolte ha scelto di intervenire in modo diretto e deciso per respingere ogni accusa. “Respingo fermamente le accuse con cui si è tentato di mettere in discussione il mio operato, cercando di screditare le conclusioni cui sono pervenuto nella perizia svolta su incarico della Corte”, afferma l’esperto, annunciando di aver conferito mandato all’avvocato Patrizio Rovelli per intraprendere “ogni opportuna iniziativa, anche di natura penale, a tutela della mia onorabilità professionale e della mia immagine pubblica”, un passaggio che segna un netto cambio di tono rispetto alle indiscrezioni circolate.
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Garlasco, un esperto all’attacco: “Ora denuncio”. E viene fuori il motivo
A chiarire ulteriormente la propria posizione è il professor Francesco De Stefano, che interviene con parole altrettanto nette. “Nessun giallo, nessun mistero”, afferma, respingendo le accuse emerse nelle ultime settimane sul suo operato nell’ambito del processo d’appello bis per l’omicidio di Chiara Poggi. De Stefano sottolinea come le ricostruzioni diffuse non corrispondano alla realtà dei fatti e ribadisce la correttezza del proprio lavoro tecnico e scientifico.

Entrando nel dettaglio, l’esperto spiega di aver consegnato personalmente alla genetista Denise Albani gli appunti raccolti nel corso della perizia svolta nel 2014 nel procedimento a carico di Alberto Stasi. Una consegna avvenuta, precisa De Stefano, “su sua esplicita richiesta”, chiarendo così il destino di quel materiale manoscritto al centro delle recenti polemiche. Un chiarimento che punta a smontare l’idea di una sparizione o di un’irregolarità nella gestione degli atti.

Il ruolo di De Stefano all’interno della vicenda giudiziaria è tutt’altro che marginale. Già ordinario di Medicina legale all’Università di Genova e presidente dei genetisti forensi, l’esperto era stato nominato dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano nel processo d’appello bis che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione. Il suo lavoro rappresenta uno dei presupposti tecnici su cui si fonda anche la nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, che vede imputato Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, rendendo ancora più centrale e sensibile ogni valutazione sul suo operato.


