Nell’ultima giornata di Atreju, la manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha tenuto un intervento di circa un’ora davanti a ministri, opposizioni e ospiti internazionali come Abu Mazen. Il suo discorso, intenso e ritmato, si è chiuso con una battuta rivolta alla sua segretaria particolare Patrizia Scurti, quando ha scherzosamente esclamato: «Sto a morì», strappando un sorriso al pubblico presente.
Durante l’intervento, la presidente del Consiglio ha voluto esaltare il significato politico dell’evento, parlando di giornate che “profumano di appartenenza” e ringraziando la comunità che anima Atreju da anni. Meloni ha ricordato come molti dei presenti abbiano contribuito al percorso politico della destra italiana, affermando: “Noi siamo stati gli artefici del nostro destino” e definendo Atreju un luogo dove “tutte le idee hanno diritto di cittadinanza”.
Ha poi rivolto parole di sostegno agli alleati di governo, ribadendo che la coalizione al potere è solida e determinata. Per lei, il centrodestra ha davanti una “occasione storica” per realizzare la visione di Paese che per anni ha rappresentato il cuore della propria proposta politica. Ha garantito che l’esecutivo continuerà a muoversi “con la stessa unità e determinazione”.

Nella parte dedicata ai temi economici e alla reputazione internazionale dell’Italia, Meloni ha affermato che oggi i cittadini “si fidano del governo”, evidenziando l’aumento degli investimenti nei titoli di Stato come prova tangibile. Ha collegato questo risultato al rafforzamento della credibilità del Paese, commentando: “La credibilità produce orgoglio, ma soprattutto produce ricchezza”.
Non sono mancati i riferimenti polemici all’opposizione. Meloni ha accusato il centrosinistra di “portarsi sfortuna da solo”, sostenendo che ogni critica rivolta ad Atreju o al governo viene puntualmente smentita dai fatti. Ha ironizzato dicendo: “Parlano male di Atreju ed è l’edizione migliore di sempre, parlano male del governo e il governo sale nei sondaggi”, per poi concludere con un riferimento natalizio: “Si portano sfiga come la carta della pagoda”.

La premier ha ringraziato i leader dell’opposizione che hanno partecipato all’evento, come Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Carlo Calenda e Angelo Bonelli, sottolineando però l’assenza della segretaria del Partito Democratico. Secondo Meloni, “Chi non viene qui dimostra di non avere contenuti”, sostenendo che proprio ad Atreju si sarebbe simbolicamente ritrovato riunito il campo largo.
Ha poi rimarcato quella che definisce la principale differenza tra maggioranza e opposizioni. La sinistra, secondo la premier, continuerebbe a sperare in un cedimento interno al centrodestra, mentre la coalizione governativa riuscirebbe sempre a trovare una sintesi: “Da noi si discute per trovare una sintesi, e l’abbiamo sempre trovata”.
Sul fronte dei risultati ottenuti dal governo, Meloni ha citato l’abbassamento dello spread, l’atteggiamento più positivo delle agenzie di rating e gli oltre 80 miliardi di investimenti arrivati negli ultimi tre anni. Ha spiegato che questi miglioramenti incidono direttamente sul bilancio dello Stato, generando risparmi e risorse che possono essere reinvestite nei servizi ai cittadini.
In chiusura, la presidente del Consiglio ha rivendicato le scelte politiche compiute dall’esecutivo, tra cui l’eliminazione di bonus e misure considerate inefficienti, la sostituzione del reddito di cittadinanza con il “diritto al lavoro” e un maggiore orientamento verso investimenti strutturali anziché spesa a pioggia. Il suo intervento si è concluso con l’appello a costruire “un’Italia coraggiosa e credibile”, accolto dagli applausi del pubblico di Atreju.


