Per dieci anni ha condotto una vita apparentemente impeccabile: eventi mondani, amicizie altolocate, un lavoro da gioielliera e un passato peruviano costruito alla perfezione. Nessuno, a Napoli, avrebbe mai immaginato che dietro il nome Maria Adela Kuhfeldt Rivera si nascondesse in realtà Olga Kolobova, una spia russa illegale, un’agente dormiente addestrata a infiltrarsi a lungo termine. E invece, tutto è venuto alla luce grazie a un dettaglio sorprendente: il suo gatto.
A raccontare questa storia incredibile è il giornalista investigativo Christo Grozev, ex capo investigatore russo di Bellingcat e oggi a capo delle indagini per The Insider. Nel suo video pubblicato su YouTube, ribattezza la donna “Cat Lady”, la spia che per più di un decennio ha vissuto in Italia e prima ancora a Malta, entrando in contatto diretto con persone vicine al quartier generale della Nato di Napoli. “Era amica delle mogli dei generali, aveva un accesso privilegiato a informazioni dell’Alleanza”, spiega Grozev.

Per anni la donna si è presentata come una “imprenditrice e designer peruviana”. Partecipava a eventi esclusivi, frequentava ambienti sensibili e nessuno aveva mai dubitato della sua identità. Finché l’inchiesta giornalistica non ha iniziato a smontare il castello di carte.
Il primo indizio? Il passaporto, che presentava una serie numerica tipica dei documenti rilasciati ai membri dell’intelligence russa. Poi, però, la donna è improvvisamente scomparsa dall’Italia, rientrando in Russia. Ed è lì che l’indagine si è complicata.
Grozev racconta di aver trascorso mesi — forse un anno — senza trovare un collegamento diretto tra la falsa identità italiana e la sua vita vera in Russia. Finché non ha iniziato a concentrarsi su un dettaglio che tutti ricordavano: la sua gatta, Luisa.
❗️Christo caught a Russian sleeper agent using her cat
— International Cyber Digest (@IntCyberDigest) December 13, 2025
They now call her “The Cat Lady.” pic.twitter.com/g4oTdvDABH
Luisa era la sua ossessione. Amici e conoscenti parlavano del suo amore smisurato per l’animale. Così Grozev ha ragionato: se qualcosa della sua vita finta fosse confluito in quella reale, sarebbe stata proprio la gatta.
Da lì è partita la ricerca: trovare il numero del microchip registrato in Italia e verificare se un animale con lo stesso codice fosse presente nei database veterinari russi.
Quel microchip era registrato presso una clinica veterinaria in Russia. A quel punto gli investigatori sono passati ai social russi: su VK, l’equivalente di Facebook, hanno trovato una donna che aveva messo “Mi piace” e interagito con il profilo di quella clinica, e che postava foto con la stessa gatta. Il nome: Olga Kolobova.
Grozev racconta che da quel momento è stato “tutto facile”: confronti incrociati, foto, contatti, fino a confermare che la finta Maria Adela era in realtà una spia russa perfettamente addestrata.
E questa, avverte l’investigatore, è solo la prima parte di una storia che si preannuncia enorme. L’inchiesta completa uscirà nelle prossime settimane, promettendo nuovi dettagli su uno dei casi di spionaggio più affascinanti — e incredibili — degli ultimi anni.


