Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Achille Costacurta, la confessione choc dopo lo scandalo. E Billy e Martina…

  • Gossip

Dopo mesi lontano dai riflettori, Achille Costacurta rompe il silenzio. Il figlio di Billy Costacurta e Martina Colombari è rimasto a lungo in disparte dopo un periodo turbolento, fatto di eccessi, difficoltà personali e momenti che avevano profondamente preoccupato i suoi genitori, che in più occasioni avevano parlato pubblicamente della sua situazione. Le sue apparizioni sui social e le notizie che lo riguardavano avevano lasciato il pubblico senza parole. Oggi Achille torna a parlare di sé, raccontando tutto ciò che ha vissuto.

Un racconto intenso e doloroso, quello che il 21enne milanese ha affidato a Luca Casadei nel podcast One More Time. Dall’infanzia serena, trascorsa nell’amore della sua famiglia, fino all’adolescenza segnata dalle prime esperienze con le droghe. “Ho iniziato a spacciare e mi hanno arrestato”, confessa Achille. Aveva solo 15 anni e mezzo quando, durante il lockdown, fu portato in un centro penale minorile dopo aver messo in piedi una piccola rete di spaccio.

Leggi anche: “Mi ha lasciata”. Lutto devastante per l’amata cantante, un addio che fa tanto male


Achille Costacurta, la confessione choc dopo lo scandalo. E Billy e Martina…

È in quel periodo che il giovane vive uno dei momenti più drammatici della sua vita. In una sera di disperazione tenta il suicidio bevendo sette boccettine di metadone. “Volevo suicidarmi. Nessun medico sa darmi un motivo per cui io sia ancora vivo, perché l’equivalente di sette boccettine di metadone corrispondono a 35/42 grammi di eroina e la gente con un grammo muore”, racconta nel podcast. Un gesto estremo, che segna il punto più basso di una discesa iniziata troppo presto.

La svolta arriva l’anno scorso, quando ad Achille viene diagnosticato l’Adhd, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. “Lo scopro a maggio dell’anno scorso. Perché andando in questa clinica in Svizzera, dopo aver esagerato con le sostanze in Colombia, loro hanno già capito tutto senza farmi fare test: ‘Tu ti volevi auto-curare con la dr*ga’”, spiega. Oggi, grazie alle cure e ai farmaci, è riuscito a trovare un equilibrio che per anni gli era mancato.
Quella diagnosi, racconta, ha cambiato anche il rapporto con i genitori. “Da quando hanno fatto anche loro un corso genitoriale per la Adhd, il nostro rapporto è cambiato da così a così. Prima, in casa, quando litigavamo, io andavo fuori, spaccavo le porte. Da lì non è mai più successo, perché loro sanno come dirmi un no”. Un nuovo dialogo familiare che ha rappresentato un passo fondamentale verso la serenità.

@onemoretimepodcast “Nessun medico mi sa dare un motivo di come sia ancora vivo” @achillecostacurta ♬ suono originale – ONE MORE TIME

Il giovane ricorda anche i momenti più duri legati ai Tso, i trattamenti sanitari obbligatori a cui è stato sottoposto: “Ho iniziato a fumare a 13 anni. Al compleanno dei miei 18 anni ho provato la mescalina. Una volta ho avuto una colluttazione con la polizia. Ero sotto effetto e ho fatto il matto su un taxi. Il poliziotto arriva, mi tira un pugno in faccia, io ero allucinato quindi l’ho spaccato di legnate. Lì dopo poco mi fanno il primo TSO, me ne hanno fatti 7”. E aggiunge: “A Milano mi hanno legato al letto per tre giorni perché gli ho dato un colpo sulla spalla. Urlavo che mi serviva il pappagallo, io ero legato, mani e piedi, tutto, e mi dovevo fare la pipì addosso”.

@onemoretimepodcast “Avevano già capito tutto senza farmi fare i test” @achillecostacurta ♬ suono originale – ONE MORE TIME

Il percorso di rinascita è iniziato in Svizzera. “Quando sono andato in clinica mi hanno detto: ‘se fossi stato fuori altri 10 giorni saresti morto’. La Svizzera da così a così, ti dicono: ‘Tu sei qua e puoi scegliere, se ti vuoi drogare c’è la strada, puoi andare e puoi fare quello che vuoi, vai. Se tu invece hai bisogno di una mano, vieni qua e noi ti aiutiamo’. Mi hanno fatto cambiar vita, grazie a loro io non mi drogo più. Li ringrazierò per tutta la vita”.

Infine, il ricordo più toccante: quello del dolore dei genitori. “Mia mamma ha pianto tanto. Mio papà l’unica volta che gli ho visto scendere una lacrima è stato quando mi hanno proprio portato via”, confessa Achille. E ancora: “Quando mi avevano fatto il depot, io tutti i giorni chiedevo di andare a fare l’eutanasia perché non avevo più emozioni e volevo morire. E lì l’ho visto piangere”. Parole che chiudono un racconto difficile, ma anche una testimonianza di rinascita e consapevolezza dopo anni di sofferenza.


Caffeina Logo Footer

Caffeina Magazine (Caffeina) è una testata giornalistica online.
Email: [email protected]

facebook instagram pinterest
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | Registrazione al Tribunale di Roma n. 45/2018 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure