Sembra quasi un ritorno ai tempi del Movimento 5 Stelle delle origini, quando il rapporto con i giornalisti era visto con diffidenza e ogni parola detta pubblicamente doveva essere controllata. All’epoca, non era raro vedere attivisti con la telecamerina puntata sui cronisti, intenti a riprendere le loro domande ai “portavoce” per verificare che nulla trapelasse fuori linea. Ecco, qualcosa di quella vecchia cultura del sospetto è riaffiorata nei giorni scorsi nella vicenda che coinvolge Chiara Appendino, dopo la notizia – poi smentita – di una presunta “indagine interna” per scoprire chi avesse parlato con la stampa delle sue ipotetiche dimissioni.
>> “Allora lascio”. Caos nel Movimento 5 Stelle dopo le ultime elezioni: “Pronta alle dimissioni”
Secondo una ricostruzione pubblicata dal quotidiano la Repubblica, tutto sarebbe nato da un intervento di Paola Taverna durante il Consiglio nazionale del Movimento, nel quale la vicepresidente avrebbe ventilato l’idea di un’istruttoria per individuare la “gola profonda” che aveva rivelato ai giornali quanto detto da Appendino in assemblea. La notizia, uscita mercoledì, aveva immediatamente sollevato un polverone, riportando il Movimento al centro di una polemica che sa di déjà vu.

Acque sempre più agitate nel Movimento 5 stelle
Il sospetto che aleggiava, raccontano fonti interne, era che la stessa Appendino, o qualcuno del suo entourage, avesse fatto trapelare la notizia per mettere in difficoltà Giuseppe Conte. Un’ipotesi impregnata di quel complottismo che nel M5S non è mai del tutto scomparso: l’idea, cioè, che dietro ogni indiscrezione ci sia un disegno politico per minare la leadership o spostare gli equilibri interni. La stessa Appendino, nel corso del Consiglio nazionale, ha dovuto ribadire con forza di “non essere la gola profonda del gossip sulle dimissioni”, cercando di spegnere le voci che la volevano protagonista della fuga di notizie.

A lanciare per prima la proposta dell’indagine, secondo quanto riportato dall’agenzia Agi, sarebbe stata proprio Paola Taverna. La scena, se confermata, avrebbe un sapore paradossale: un Movimento che predica la trasparenza e la libertà di informazione, ma che al suo interno si interroga su chi abbia parlato con i giornalisti. E non a caso la vicenda ha suscitato un’ondata di ironie sui social e tra gli osservatori politici, che si sono chiesti con sarcasmo se le “indagini” prevedano controllo dei telefoni, richiesta di tabulati o “interrogatori interni”.

Nelle ore successive, però, è arrivata una precisazione da via di Campo Marzio. “Paola Taverna, nel corso del suo intervento nel Consiglio nazionale di sabato, non ha voluto alludere a una formale indagine interna”, si è affrettato a chiarire lo staff della vicepresidente. E dalla presidenza del M5S è arrivata una nota ancora più netta: “Smentiamo con forza che sia stata avviata un’indagine interna sulla presunta fuga di notizie. Il Movimento non ha nessuna intenzione di cedere a iniziative o pulsioni che possano comprimere il democratico dibattito interno o configurare vecchie cacce alle streghe”.
Resta comunque l’immagine di un partito attraversato da diffidenze e divisioni, dove la tensione tra chi sostiene Conte e chi guarda con simpatia ad Appendino si fa sempre più evidente. Parlare con la stampa, in teoria segno di normalità democratica, è tornato per un attimo a essere percepito come un atto di tradimento. Un corto circuito che stride con la linea ufficiale del M5S, oggi impegnato in piazza per difendere la libertà di stampa e i diritti dell’informazione.
Intanto, mentre la tempesta mediatica si attenua, nel Movimento si apre un altro capitolo: quello dei rinnovi interni. La prossima settimana Giuseppe Conte sarà rieletto presidente – è l’unico candidato – con una consultazione online tra il 23 e il 26 ottobre 2025. Subito dopo proporrà la nuova squadra di vicepresidenti, che dovrà essere votata dagli iscritti. Tra i nomi più quotati figurano gli uscenti Paola Taverna, Michele Gubitosa e Mario Turco, ma anche Francesco Silvestri, Vittoria Baldino, Alessandra Maiorino, Alfonso Colucci e Stefano Patuanelli.
In parallelo, si procederà anche al rinnovo degli organi di garanzia: il Collegio dei probiviri, dove figura ancora formalmente Danilo Toninelli, e il Comitato di garanzia, in cui siede Virginia Raggi, da tempo defilata. Un appuntamento cruciale che servirà a capire se, sotto la patina di unità, il Movimento riuscirà davvero a liberarsi dai fantasmi del suo passato o se continuerà a combattere le sue battaglie più dure… al proprio interno.


