Il governo guidato da Giorgia Meloni continua a imprimere un ritmo serrato alla sua azione politica, puntando a consolidare il consenso attraverso una serie di interventi mirati su economia, sicurezza e politica estera. Nelle ultime settimane Palazzo Chigi ha concentrato i propri sforzi su due fronti principali: il sostegno alle famiglie e alle imprese in difficoltà e la gestione della politica migratoria, tema sempre centrale nell’agenda dell’esecutivo. La premier, nelle sue ultime dichiarazioni, ha ribadito la volontà di «mettere in sicurezza i conti pubblici senza rinunciare alle misure di crescita», sottolineando l’importanza di preservare la stabilità economica in vista della legge di bilancio autunnale.
Sul piano interno, il governo ha approvato una serie di misure per arginare l’aumento dei costi energetici e sostenere il potere d’acquisto dei cittadini. L’obiettivo dichiarato è mantenere l’equilibrio tra rigore e solidarietà, intervenendo soprattutto sui redditi medio-bassi. Meloni ha anche difeso con forza le scelte in materia di sicurezza, lodando il lavoro delle forze dell’ordine e insistendo sulla necessità di una «tolleranza zero verso chi mette a rischio la convivenza civile». Parallelamente, la premier ha rilanciato la riforma costituzionale sul presidenzialismo, definendola «una sfida di modernità e di chiarezza nei confronti degli elettori».

Sondaggi, le percentuali di FdI e Pd
Sul fronte internazionale, l’Italia ha consolidato la propria posizione come interlocutore chiave in Europa e nel Mediterraneo. Meloni ha preso parte al vertice di Granada, dove ha ribadito la centralità del piano Mattei per l’Africa e l’importanza di una politica migratoria europea condivisa, che non lasci soli i Paesi di frontiera. L’esecutivo continua inoltre a mantenere un forte legame con gli Stati Uniti, specie in ambito di sicurezza energetica e difesa, rafforzando il posizionamento dell’Italia nello scenario geopolitico.

Solo sullo sfondo di questa intensa attività si inserisce la nuova rilevazione dell’Istituto Demopolis, che fotografa gli equilibri politici del momento. Se si votasse oggi, Fratelli d’Italia resterebbe ampiamente il primo partito del Paese con il 30,2%, mantenendo un vantaggio di circa sette punti sul Partito democratico, che incassa una brutta botta: non riesce a crescere e resta fermo al 23% nonostante la recente vittoria in Toscana. l Movimento Cinque Stelle otterrebbe il 12,4%, mentre Forza Italia e Lega restano appaiate all’8,8% e all’8,5%. L’Alleanza Verdi e Sinistra cresce leggermente al 6,7%, mentre Azione e Italia Viva si fermano rispettivamente al 2,8% e al 2,5%.

Il sondaggio, realizzato per “Otto e mezzo” di Lilli Gruber, arriva all’indomani della vittoria del centrosinistra in Toscana e conferma come il quadro politico nazionale resti relativamente stabile, pur con un elemento di forte criticità: l’astensione. Oggi circa il 40% degli italiani sceglierebbe di non recarsi alle urne, segnale di una disaffezione profonda nei confronti della politica.

Analizzando più nel dettaglio il voto toscano, Demopolis evidenzia che su 100 elettori che hanno scelto Eugenio Giani, 86 lo avevano già votato nel 2020, mentre solo 3 provenivano dal centrodestra e 7 dal Movimento Cinque Stelle. Il Pd in Toscana è tornato al 34,6%, mentre Fratelli d’Italia si attesta al 26,7%, con un leggero calo rispetto alle Europee ma un netto aumento sulle precedenti Regionali. L’affluenza, crollata di 15 punti, è il dato più significativo: oltre un milione e mezzo di toscani ha scelto di non votare, spesso – secondo l’Istituto diretto da Pietro Vento – perché «il risultato appariva scontato» o perché «la politica regionale non incide più sulla vita reale delle famiglie». Un segnale d’allarme che attraversa tutto il Paese.


