Ecco perché Malta non fa sbarcare (mai) i migranti. Che poi arrivano in Italia


 

Per quale motivo i migranti soccorsi dalle Ong non finiscono mai a Malta, ma vengono traghettati dai natanti umanitari sempre in Italia? È la domanda che tutti gli italiani si stanno ponendo in queste ore, da quando la notizia alla nave Aquarius è stato impedito di attraccare nei porti italiani. La decisione del Governo è arrivata nella serata di domenica 10 giugno, quando Matteo Salvini ha chiesto di far approdare il natante con 629 migranti a bordo alla Valleta essendo quello il "porto più sicuro". Malta «non può continuare a voltarsi dall'altra parte», scrivono in un comunicato congiunto i ministri Salvini e il pentastellato Toninelli, delle Infrastrutture, da cui dipende la Guardia costiera. Ma perché le navi dei migranti non sono accolte da Malta? Alla domanda ha risposto un articolo de Il Giornale. ''Motivi di leggi internazionali e prassi consolidata da tempo. Prassi in cui mentre gli altri Stati costieri si lavano le mani di fronte all'emergenza immigrazione, l'Italia invece ha sempre svolto il ruolo del figlio maggiore e responsabile''. (Continua a leggere dopo la foto)


''Tutti gli stati costieri del Mediterraneo, secondo la Convenzione di Amburgo, dovrebbero definire e garantire l'opreatività di un'area Sar (ricerca e soccorso) in mare e coordinarsi tra loro. A parole, - si legge ancora nell'articolo a firma Claudio Cartaldo - significa che ognuno pattuglia un tratto di mare e se i migranti vengono recuperati all'interno della propria zona, deve coordinare i soccorsi, salvarli, accudirli e coccolari. Nei fatti, però, le cose sono sempre andate diversamente. La Tunisia e la Libia, infatti, non hanno di fatto indicato le loro aree Sar (pur avendo ratificato la Convenzione di Amburgo)''. (Continua a leggere dopo la foto)


''Quindi è come se fossero fuori gioco. Mai una nave Ong (o un mercantile) ha telefonato a Tunisi o Tripoli per chiedere coordinamento su una operazione di salvataggio. E Malta? - si chiede Cartaldo - Pur avendo ottenuto un'area Sar 750 volte più grande del suo territorio (per motivi politici ed economici), La Valletta non ha mai messo in campo gli strumenti per pattugliarla a dovere. E così l'Italia ne ha fatto le veci, trovandosi alla fine a dover gestire praticamente tutto il mare nostrum (500 mila km quadrati) con il suo centro di coordinamento''. E ancora: ''Il fatto è che spesso i barconi vengono avvistati in acque internazionali che, sulla carta, non sono né in area Sar maltese né in quella italiana (per esempio, ed è il caso di oggi, in acque libiche). Perché le ong non chiamano Malta invece di Roma? Semplice: perché La Valletta spesso non risponde o dice di no. E così alla fine le organizzazioni non governative interpellano l'Italia che a quel punto, avuta notizia di un naufragio, secondo la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e quella di Amburgo, è obbligata a intervenire''. (Continua a leggere dopo la foto)


 

Sta di fatto che la Guardia costiera italiana ha soccorso 35mila naufraghi mentre le spiagge maltesi ne hanno visti sbarcare appena 1.700. Malta infatti non ritiene vincolanti le linee guida dell’Imo (che prevedono l’obbligo per lo stato responsabile dell’area Sar di accettare gli sbarchi) e non ha ratificato gli emendamenti alle Convenzioni Sar e Solas adottati nel 2014, secondo cui l’obbligo di fornire un luogo d’approdo sicuro per i naufraghi "ricade sul Governo contraente responsabile per la regione Sar in cui i sopravvissuti sono stati recuperati". Fonte: Il Giornale

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