“Finalmente la verità su Marco Pantani”. A distanza di 14 anni dal terribile ritrovamento del corpo esanime del “Pirata”, finalmente la cassazione ha accertato cosa è davvero successo in quella stanza d’albergo quel maledetto 14 febbraio 2004


 

Il caso Pantani si chiude così, in sordina, dopo 13 anni di misteri, congetture e a questo punto incoerenze. Era il 14 febbraio 2014 e a Rimini veniva ritrovato il corpo esanime di quello che fu il campione dei campioni del ciclismo. Il cadavere del pirata fu trovato nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini. L'autopsia qualche tempo più tardi, rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un'overdose di cocaina. La morte di Pantani lasciò sgomenti tutti gli appassionati delle due ruote, per la perdita di un grande corridore; uno degli sportivi italiani più popolari del dopoguerra, protagonista di tante imprese. Oggi, a distanza di oltre una decade, la Cassazione reputa “legittima” la decisione del gip di Rimini che nel 2016 archiviò le indagini sulla morte del ciclista Marco Pantani dichiarando che le prove disponibili “rendevano improponibile e congetturale la tesi di un omicidio volontario compiuto da ignoti” sostenuta dai familiari di Pantani. A sostenerlo appunto, la Cassazione nelle motivazioni depositate oggi a conferma dell'archiviazione delle indagini. (Continua dopo la foto)


Con questo verdetto - sentenza 52028 relativa all'udienza dello scorso 19 settembre - i supremi giudici hanno dichiarato “inammissibili” i ricorsi presentati dai genitori di Pantani, il padre Ferdinando e la madre Tonina Belletti, contro il decreto del gip di Rimini del 24 giugno 2016, che aveva disposto l'archiviazione per “infondatezza” del loro esposto presentato il 24 luglio 2014 in cui si chiedeva la riapertura delle indagini sulla morte del figlio. Secondo la Cassazione “legittimamente” il gip ha valutato “gli indizi a disposizione»” che “unitariamente considerati” portavano alla conclusione che Pantani “si trovava da solo nella stanza” del residence 'Le Rosè di Rimini e che “era impossibile per terzi accedervi”. Si conferma quindi la conclusione delle indagini, che hanno ritenuto che la morte di Pantani sia stata causata “da una accidentale, eccessiva, ingestione volontaria di cocaina precedentemente acquistata”. (Continua dopo le foto)

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Scartata quindi la tesi che “ignoti” abbiano costretto “l'atleta ad ingerire una dose mortale di cocaina”. Chissà se adesso, a 14 anni da quel terribile lutto, probabilmente mai metabolizzato del tutto (in fondo come si fa ad accettare il suicidio di un figlio? ndr), i genitori di Marco potranno finalmente mettere una pietra sopra a questa terribile vicenda e continuare le loro vite; recarsi di tanto in tanto al cimitero di Cesenatico in un'edicola decorata da una vetrata artistica riproducente un particolare del Compianto su Cristo morto di Alessandro Tiarini, salutare il loro ragazzo e lasciarlo andare, una volta per tutte.

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