“Era un ragazzo eccezionale”. Calcio italiano in lutto, addio all’ex centrocampista. Sue diverse prestigiose maglie di Serie A


 

Roccioso. Combattivo. Con i polpacci di marmo e due pulegge al posto della gambe. Correva e non si stancava, su e giù per il campo, un mediano di quelli vecchia scuola, dai piedi buoni sì ma mai disposti a cedere il passo. Questo era sul campo Angelo Cupini da Udine. Centrocampista tutto cuore e polmoni. Questo è stato nella vita quando c’è stato da combattere contro la malattia. Sempre presa di petto e mai aggirata. Una lotta che Cupini ha portato oltre i supplementari, fino ai calci di rigore dove però, la speranza si è spenta, strappandolo ai suoi cari a 59 anni. Una carriera partita dal basso la sua, partito dalla Carrarese e arrivato fino in serie A con all'attivo 53 gare. Udinese, Lazio e Bari le maglie che ha indossato. Amato e rispettato dai tifosi. Era originario di Ortonovo (La Spezia). Cresciuto nella Carrarese con la quale ha disputato 133 gare tra il 1974 e il 1979, poi passò all'Udinese in serie A con l'allenatore Orrico e dove vinse la Coppa Mitropa. Quindi il passaggio al Vicenza e il ritorno alla Carrarese. Di nuovo in B con la Cavese e ancora il balzo in A alla Lazio nel 1983-'84. (Continua dopo la foto)


L’ultimo acuto nella massima serie prima di passare al Padova, Prato, Arezzo.  Chiuse la carriera nel Pro Gorizia. Abitava a Udine e nel Friuli si era fatto apprezzare anche come allenatore. «Aveva vinto con noi la Coppa Italia - ricorda commosso il presidente della Virtus Corno di Rosazzo Antonio Libri - era un ragazzo eccezionale, si era stabilito a Udine con la famiglia. Una grave perdita, tutti gli volevano bene». Domenica in occasione della gara di serie C tra Carrarese e Olbia allo stadio dei marmi sarà osservato un minuto di raccoglimento.  Un nuovo lutto nel mondo del calcio ligure dopo quello dello scorso luglio che aveva colpito lo sport savonese e in particolare la polisportiva Spotornese. (Continua dopo le foto)

 

Che, ad appena 29 anni, dopo una lunga malattia, si era vista strappate Enrico Ravera. Prima giocatore e poi allenatore della squadra di calcio del settore giovanile (piccoli amici e pulcini). «Un ragazzo mite, educato, corretto - così lo ricorda il presidente della Polisportiva Claudio Gentili - di grande professionalità e garbo. Ecco di lui mi aveva proprio colpito la dolcezza, il modo con cui allenava i bambini, senza mai alzare la voce. Enrico era un buono». Enrico Ravera che era titolare dei bagni Copacabana a Spotorno, era malato da tempo. Solo pochi giorni prima si era sposato con Maria, la sua compagna.

Tragedia allo stadio. È successo tutto in pochi secondi. Mentre la partita era in corso. Un dramma. Morti e feriti nel modo più assurdo. E una serata di calcio segnata a lutto

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