Ecco quanto vale (e come sarebbe) il nuovo partito renziano


 

E dopo l'atteso ballottaggio di questa ventata amministrativa si (ri)fanno i calcoli. C'è, come sempre, chi gongola e chi, la maggior parte, si lecca le ferite. Tra questi c'è soprattutto il Partito democratico che è quasi scomparso dalle torte dei grafici. Da quel famoso 41 per cento delle ultime Europee al (quasi) nulla: il problema del centrosinistra esiste davvero. E il problema, secondo molti, "è" il centrosinistra. Così com'è, così come parla. Con durezza Luca Telese, in un editoriale su Tiscali News, fa notare: "Sconfitto nelle sue ultime roccaforti, insidiato in quelle città dove era riuscito ad arginare la Caporetto nelle ultime elezioni politiche. Sconfitto in maniera devastante in Toscana, dopo esserlo stato in Umbria e in Emilia Romagna. Sconfitto a Massa, a Pisa, a Siena. Sconfitto ad Imola, nella (un tempo) rossissima Imola. Sconfitto in Sardegna, nella sfida simbolicamente importante di Assemini (dove avevano governato i vertici regionali del M5s). Governava in 59 comuni di quelli in cui si è votato, adesso sopravvive con difficoltà in appena 26". E ora? La domanda è facile. La risposta parecchio complicata. E torna il nome di Matteo Renzi. (Continua dopo la foto)

L'ex premier toscano ha accarezzato l'idea di divorziare da quella vecchia sinistra interna di derivazione post-Pci per creare (anche in vista delle Europee del 2019) un nuovo soggetto politico. Il modello è, come è facile capire, quello della franco-macroniana En Marche, ma anche della spagnola Ciudadanos. Quello che è chiaro è che questao nuova formazione avrebbe un dna liberal-democratico, europeista e saldamente occidentale, capace di costituire quello che l'ex segretario Pd chiama "un fronte ampio contro lo sfascismo populista". Ok, ma quanto peso avrebbe. La poitica si fa anche con le percentuali. La sua quale sarebbe? (Continua dopo la foto)

Renzi ha fatto testare la sua idea da due istituti di sondaggi, Swg e Emg di Fabrizio Masia. Ed è andata piuttosto male, come ha detto lui stesso ai suoi fedelissimi. Cioè? Una delle due analisi collocava il potenziale partito renziano appena al 4 per cento, dunque un filino sopra il quorum previsto dall'attuale legge elettorale, che è il 3. L'altro sondaggio dava qualche punto in più, ma poca roba. Il problema, hanno spiegato gli analisti, è che un eventuale partito di Renzi, in questa fase, sconta pesantemente la crisi di fiducia che investe l'ex premier sconfitto. (Continua dopo la foto)

 

Come dettaglia Il Giornale, nell'ultima rilevazione di Nando Pagnoncelli sui leader, pochi giorni fa, Matteo Renzi si colloca all'ottavo posto, con il 12,3% di voti positivi. Prima di lui c'è Silvio Berlusconi (14,8%) e persino Maurizio Martina (15,2%), mentre Paolo Gentiloni svetta in testa alla classifica Pd con il 34,8%. Il neo-premier Giuseppe Conte, ancora in fase luna di miele, veleggia al 52%, Matteo Salvini lo segue al 44%.

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