“Se iniziamo così…”. Mentana durissimo contro Salvini in diretta tv. Il direttore del Tg La7 senza mezzi termini


 

È senza dubbio uno dei periodi socialmente più oscuri della Repubblica italiana dopo la fine della seconda guerra mondiale e il discioglimento del governo nazi-fascista. Tanti gli intellettuali, giornalisti e persone comuni che in queste ore stanno manifestando tutta la propria contrarietà ad alcune decisioni drastiche prese dal governo insediatosi appena i primi di giugno. Misure drastiche, politicamente opinabili e, secondo alcuni, che metterebbero le basi a un qualcosa di veramente pericoloso. L’ultimo a prendere posizione contro Salvini, il ministro degli interni che funge da vero e proprio premier (nonché da deus ex machina di tutti i ministeri governativi) è Enrico Mentana, il direttore di Tg La7 che, durante l’ultima puntata del suo telegiornale ha voluto ricordare i rischi di un censimento verso i Rom, ultima trovata propagandistica del leader del Carroccio: "Voglio ricordare a tutti che in Italia, 80 anni fa, si iniziò a schedare. Voglio farvi vedere un'immagine sola: la fotografia di una denuncia di appartenenza alla razza ebraica. e' un documento del febbraio 1939, quando un cittadino di milano, Alberto Segre (padre della senatrice a vita Liliana Segre, ndr), andò davanti al rappresentante del Podestà a dire che lui si dichiarava di razza ebraica, come chiedeva la legge". Una visione d’insieme non troppo lontana da quella che, per certi versi, è stata soltanto il primo passo verso uno sterminio etnico senza precedenti: la shoah per intenderci. Mentana porge ai suoi telespettatori una chiave di lettura senza dubbio pungente ma che richiama un errore storico del quale ancora ci sentiamo colpevoli: quello di aver permesso, tramite le “regolari” elezioni di Mussolini a uno stato di estrema destra e che in pochi anni diventerà il braccio destro di quello nazista di Hitler. (Continua dopo la foto)


Troppo audace? In tanti pensano di sì: “Confrontare le due cose è esagerato, nessuno vuole fargli del male, nessuno vuole schedare, solo censire”, così avrebbe detto – parafrasando – il ministro degli interni Salvini. Eppure accostare questi due avvenimenti non è del tutto sbagliato per una ragione bene precisa: anche quando la legge chiese agli ebrei di auto-denunciarsi (o auto-censirsi) nessuno avrebbe mai potuto prevedere un epilogo tanto aspro. Le parole di Mentana quindi fungono da monito per tutti coloro che ridicolizzano avvenimenti storici passati che hanno la funzione fondamentale di insegnarci cosa sia non meglio fare per non ricorrere negli stessi, terribili, identici sbagli. (Continua dopo la foto)


“Il ministro dell’Interno sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge”. Così Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio che si occupa della tutela dei diritti di comunità come rom e sinti. “Inoltre esistono già dati e numeri su chi vive negli insediamenti formali e informali -continua Stasolla- e i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili. Ricordiamo anche che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese dal almeno mezzo secolo e a volte sono “più italiani” di tanti nostri concittadini”. “Dopo i migranti ecco la volta dei rom. C’era da aspettarselo”, continua Stasolla. (Continua dopo il video)

“Salvini menziona il suo collega di partito Maroni dimenticando che fu proprio lui a inaugurare nel 2008 la costosissima e fallimentare “Emergenza Nomadi” che, oltre ad essere dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato, creò l’humus sul quale nacque Mafia Capitale -prosegue - Invitiamo il ministro Salvini a perdere un po’ di tempo dietro lo studio e l’analisi delle questioni”. (Continua dopo il video)

 

Gli ultimi dati - secondo l’Associazione - parlano di 180 mila rom e sinti presenti in tutta Italia, di cui oltre 150 mila italiani: una delle più basse percentuali nei paesi europei. Sono 26 mila quelli che vivono nei campi, dei quali 10 mila nei campi non autorizzati. Gli apolidi, inespellibili, sono 3mila. Secondo l’Istat i campi nomadi, in Italia, si concentrano soprattutto nelle regioni del nord-ovest e del centro. Per oltre il 72%, in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Toscana, dove vivono 29.435 persone. In particolare negli insediamenti di Roma si registrano 6.559 presenze. Mentre a Napoli 2.590 e a Torino 2.279.

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