“Imbarazzanti!”. Don Matteo, ecco che succede dopo le puntate. Senza parole. Una non-coincidenza che farà discutere parecchio: “Le inventano davvero tutte…”


 

Non molti ci hanno fatto caso, ma c’è una tecnica, geniale e produttiva, che rende i programmi televisivi di successo una vera miniera d’oro, prima e dopo lo “spettacolo”. Particolare menzione è relativa a Don Matteo, punta di diamante del palinsesto televisivo di casa Rai. È qui che avviene il miracolo del simpatico parroco interpretato da Terence Hill. No, nulla di evangelico o religioso, piuttosto di share e politico. In molti avranno fatto caso che subito dopo il “parroco di Spoleto” va in onda Porta a Porta di Bruno Vespa (sai che novità), uno di quei programmi che in questa campagna elettorale già va bene di suo (una media del 12 per cento di share la porta sempre a casa), ma con il traino del sacerdote più amato dagli italiani, giunto alla stagione numero 11, massimizza gli indici di ascolto. Tanto che la seconda serata del giovedì, comunque quella di punta per Vespa, è diventata il palco più ambito dai big di partito,a cui è riservato. Specie quelli candidati a Palazzo Chigi e dunque a caccia grossa di consensi. (Continua dopo la foto)

Il primo a beneficiare del fluido magico di Terence Hill è stato Silvio Berlusconi che l’11 gennaio, dopo un episodio da 7 milioni e 632mila spettatori e un maxi-share del 31,6 di percentuale, ha conservato 1 milione e 697 mila utenti sintonizzati e uno share del 18,8, difficile da battere. Giovedì scorso infatti Matteo Salvini ha fatto il 14,4 con 1 milione e 380 mila, ereditati però dopo una puntata da “soli” 28,7 di share e quasi 7 milioni di spettatori del suo quasi omonimo in tonaca e bici. Chiaro che anche gli altri non vedano l’ora di approfittare del tandem “santo” con Don Matteo. Piano, non c’è da sgomitare. Prima o poi infatti tocca a tutti, perché la Rai applica la più stretta par condicio e dunque, a rotazione, i leader, che nel frattempo si sono alternati il martedì e il mercoledì sera, potranno accaparrarsi la poltronissima del giovedì. Domani tocca a Matteo Renzi per il Pd. (Continua dopo le foto)


 

Luigi Di Maio, candidato premier dei Cinquestelle, di turno già ieri, avrà la sua occasione tra due settimane. L’unica differenza eclatante, proporzionata tuttavia alla rappresentanza politica, è che soltanto a Renzi, Di Maio e Berlusconi vengono concessi 45 minuti interi per il proprio sermone elettorale. Gli altri devono accontentarsi di smezzarli con un secondo ospite, come è accaduto a Giorgia Meloni o a Salvini, apparso in condominio con Raffaele Fitto di Noi con l’Italia. Insomma, il fatto che tutti i candidati premier si riversino il giovedì sera non è di certo una casualità: questione di share appunto… e politica.

 

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