“Ecco quando andremo a votare”. Tutto pronto per eleggere il prossimo parlamento, decisa la data delle elezioni politiche 2018


Quella che si sta chiudendo è di sicuro una delle legislature più vivaci in termini di dibattito politico. Tra schieramenti e all'interno degli stessi. Prima Enrico Letta, poi Matteo Renzi e, infine, Paolo Gentloni si sono avvicendati alla guida dell'esecutivo. Ma la legislatura è ai titoli di coda e, come annuncia il Corriere della sera, il capo dello Stato si prepara ad annunciarne la fine tra due settimane esatte, a cavallo tra Natale e Capodanno. L’ipotesi che va prendendo corpo infatti è che Sergio Mattarella sciolga le Camere il 27 dicembre, spingendo il paese verso le urne. L'idea di anticipare il termine della legislatura, che formalmente si concluderebbe in marzo, nasce dalla volontà di preservare il governo da qualsiasi intoppo parlamentare all’indomani della fondamentale approvazione della legge di Stabilità, quello che fino a qualche anno fa chiamavamo Legge finanziaria. "Gli ultimi sviluppi politici, la disaggregazione di gruppi della maggioranza, consigliano di muoversi con celerità pari alla prudenza, per evitare che l’esecutivo - per qualsiasi motivo — arrivi azzoppato alle elezioni. Deve piuttosto restare integro se — per qualsiasi motivo — ce ne sarà bisogno dopo le elezioni", sottolinea la testata milanese. (continua dopo la foto)  

 Ma, si apprende dalle indiscrezioni parlamentari, Gentiloni non si dimetterà. Il premier resterà "in carica". E c’è un motivo se questa è la decisione: l’orizzonte dopo le urne appare a dir poco nebuloso. Con due Camere, due diversi elettorati e tre blocchi politici, non c’è modello di voto che garantisca la formazione di una maggioranza parlamentare omogenea. Di più, c’è il rischio che sia difficile comporne una, riproponendo uno "scenario spagnolo", lo stallo che impose a Madrid il ritorno alle urne: in quella situazione Rajoy rimase in carica in una situazione di limbo per dieci mesi. Perché sì, è ormai evidente, con la legge elettorale di recente adozione, è difficile che uno schieramento si imponga in maniera tale da poter esprimere un'autonoma squadra di governo. (continua dopo le foto)

 

La soglia del 40 per cento è difatti un miraggio per ciascuno degli schieramenti che si proporranno al corpo elettorale. I sondaggi parlano di un Pd al 25/27 per cento, i 5 stelle attorno al 30 e lo stesso per il centrodestra che ha ritrovato una più o meno solida intesa. Dunque, fino a qualche giorno fa si parlava di ritorno alle urne il 18 marzo. La data, a quanto pare, sarà invece quella di domenica 4 marzo. Ma l'unica certezza è l'incognita successiva. Governo di coalizione? È l'ipotesi più accreditata.

"Sì allo ius soli". Le posizione nette di Papa Francesco su uno dei tempi più caldi degli ultimi mesi dividono il mondo della politica e l’opinione pubblica. Parole destinate a sollevare un polverone