"Tra le sbarre del carcere abbiamo concepito nostro figlio". Ennesimo schiaffo ai cittadini pochi giorni dopo la polemica sulla "morte dignitosa" di Totò Riina

"Tra le sbarre del carcere abbiamo concepito nostro figlio". Ennesimo schiaffo ai cittadini pochi giorni dopo la polemica sulla "morte dignitosa" di Totò Riina

"Tra le sbarre del carcere abbiamo concepito nostro figlio". Ennesimo schiaffo ai cittadini pochi giorni dopo la polemica sulla "morte dignitosa" di Totò Riina

 

“Con mia moglie dormivamo in cella insieme. Lì dentro abbiamo concepito un figlio”. Intercettazioni destinate a far discutere quelle di Giuseppe Graviano, il boss delle stragi di Cosanostra arrestato a Milano nel gennaio del 1994. Parole difficile da digerire, ancora di più dopo le parole dei supremi giudici della Corte di Cassazione sulla possibilità di scarcerare “per garantire una morte dignitosa”, Totò Riina, l’ex boss mafioso condannato all’ergastolo. Non solo un presunto “lassismo” nella pena. Tra le registrazioni spuntano nomi importanti. A tal proposito, scrive Repubblica, i pubblici ministeri Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi hanno depositato questa mattina in udienza 5000 pagine di intercettazioni fatte dal centro operativo Dia di Palermo. Intercettazioni che sono destinate ad aprire nuovi fronti d’inchiesta. Negli anni scorsi, indagini sui cosiddetti mandanti occulti. (Continua dopo la foto)

(Graviano spiega perché all’improvviso nel 1993 terminarono le bombe: “Non volevano più le stragi... la montagna mi diceva, no… è troppo”. Chi è la montagna? Poi svela cosa gli avrebbero offerto, non è ben chiaro chi: “Ci proposero il passaporto e 50 milioni”. E, ancora, si vanta di aver concepito il figlio in carcere, nel 1996”) hanno visto come indagati proprio Berlusconi e Dell’Utri, a Caltanissetta e a Firenze, ma le accuse sono state archiviate per ben due volte. Adesso, le parole di Graviano potrebbero rimettere in discussione tutto. (Continua dopo le foto)

 

 
 

Di sicuro, i pm di Palermo sono già andati a interrogare Giuseppe Graviano in carcere, il 28 marzo scorso: gli hanno contestato alcuni passaggi delle intercettazioni, chiedendo spiegazioni. Il boss si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Sono distrutto psicologicamente e fisicamente con tutte le malattie che ho, non sono in grado di affrontare un interrogatorio”. Ma ha lanciato però un messaggio: “Quando sarò in condizione sarò io stesso a cercarvi, per chiarirvi alcune cose che mi avete detto”. E c’è già un’indagine bis sulla “Trattativa Stato-mafia”. Giuseppe Graviano è il primo indagato di una lista al momento segretissima.

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