Vatileaks 2, nemmeno una star di Hollywood: le spese folli del cardinale Pell che fanno infuriare Papa Francesco. Ecco in cosa sperperava migliaia di euro…


 

Un cardinale con le mani bucate: settantamila euro al mese spesi tra luglio 2014 e gennaio 2015, per un totale di 501 mila euro in soli 6 mesi. A tanto ammontano, secondo il libro "Avarizia" del giornalista dell'Espresso Emiliano Fittipaldi, le spese sostenute per sé e per i suoi tre collaboratori dal Cardinale George Pell, il porporato scelto da Papa Francesco proprio per vigilare sulla Segreteria dell'Economia e tenere sotto controllo le spese della curia. Alcune anticipazioni del libro sono riportate oggi da Repubblica, in cui si spiega come al Pontefice sarebbe stato consegnato un resoconto delle spese della Segreteria. Una lista che avrebbe molto sorpreso Papa Francesco.

 

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“Per esempio i cardinali volano soltanto in business class, anche per piccoli spostamenti. 1.103 euro per andare da Roma a Londra, 1.150 per Dresda, 1238 per Monaco. Quando, negli stessi giorni, i low cost offrivano le stesse tratte a meno di cento euro. “Pell si accomoda in business quando deve partire per Malta - scrive Fittipaldi - per andare ad ascoltare i consigli del finanziere Joseph Zara. Accanto a lui c’è Danny Casey, suo economo personale, che la Chiesa paga 15mila euro al mese. “Il monsignore per il suo commercialista di fiducia vuole il meglio. Così la segreteria gli ha pure affittato una casa da 2900 euro al mese a via dei Coronari e ha pagato arredi di qualità per l’ufficio e per l’abitazione: le tabelle segnano alla voce “tappezzeria” 7.292 euro, quasi 47 mila euro per “mobili e armadi” (tra cui il “sottolavello” da 4.600 euro), oltre a lavoretti vari da 33mila euro. Ma il lusso è un’abitudine se è vero che Pell, o qualcuno dei suoi, lasciano un conto da Gammarelli, la sartoria che dal 1798 veste la curia: 2508 euro”.

Nel libro si parla anche delle enormi disponibilità finanziarie de Vaticano, che possederebbe - riporta Repubblica citando il testo - "azioni, liquidi, obbligazioni, suoi e per conto terzi, e asset finanziari che valgono tra gli otto e i nove miliardi di euro. Un’immensa quantità di denaro gestita dallo Ior e dall'Apsa”. Ma nelle cassaforte di Apsa c’è anche e soprattutto molto oro. Nel 2013 la stima era di 30,8 milioni: la voce corrisponde a 32.232 once in lingotti e a 3122 once d’oro monetato. Un volume che, alle stime attuali, sfiorerebbe i 50 milioni. “Ma qualcuno — dice Fittipaldi — sospetta che si tratti di dati parziali, e che altra parte delle riserve auree siano conservate nei forzieri svizzeri e in Inghilterra”.

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