Distrutte dalla follia dell'Isis, le bellezze di Palmira "tornano alla luce". Dove e quando ammirare i monumenti perduti e come è stato possibile riportarli in vita

Distrutte dalla follia dell'Isis, le bellezze di Palmira "tornano alla luce". Dove e quando ammirare i monumenti perduti e come è stato possibile riportarli in vita

Distrutte dalla follia dell'Isis, le bellezze di Palmira "tornano alla luce". Dove e quando ammirare i monumenti perduti e come è stato possibile riportarli in vita

 

Nell’agosto dello scorso anno, i miliziani dell’Isis che avevano occupato le zone di Palmira, in Siria, avevano deciso di mutilare per sempre le decine di monumenti di arte romana presenti nella zona. Una delle colonie romane più floride e meglio decorate del mondo, era andata così in frantumi, distrutta dalle decine di bombe piazzate dai miliziani e dalla distruzione delle singole statue conservate nel museo della città. L’episodio non era di certo isolato e si inseriva in una lunga tradizione becera di distruzione delle opere d’arte preislamica.

Il sedicente stato islamico, aveva mostrato il deturpamento della città in diretta sui propri social e sui propri siti.

(Continua a leggere dopo la foto)

 

Nelle immagini si vedevano i sodali del Califfo che inneggiando al proprio Dio, distruggevano senza pietà opere d’arte che avevano resistito per oltre 2000 anni a guerre, dominazioni e intemperie.

(Continua a leggere dopo la foto)

La distruzione artistica della città aveva lasciato il mondo a bocca aperta ed era stata anche una delle motivazioni di una delle offensive delle forze lealiste siriane e dei ribelli anti-assad che miravo a distruggere il potere dell’Isis nella zona. Dopo la liberazione della città, però, ben poco era rimasto delle meravigliose opere d’arte che attiravano in Siria milioni di turisti ed esperti del settore. Un danno incalcolabile quello causato dai fondamentalisti che aveva richiamato l’attenzione mondiale, disposta a mobilitarsi per la ricostruzione dell’area archeologica della città.

(Continua a leggere dopo la foto)

Proprio per recuperare almeno la memoria degli splendidi monumenti romani che erano a Palmira, ci ha pensato l’associazione “Incontro di Civiltà” guidata da Francesco Rutelli e il Comitato Scientifico presieduto dall'archeologo Paolo Matthiae, che grazie al patrocinio dell’Unesco hanno indetto un’interessantissima iniziativa. Il Toro di Nimrud, la sala dell'Archivio di Stato di Ebla e il soffitto del Tempio di Bel che erano una volta a Palmira, saranno visibili e visitabili dal 7 all’11 ottobre direttamente nel Colosseo a Roma. Tutto grazie alle stampanti 3D che hanno permesso la riproduzione in formato originale dei famosissimi monumenti, ormai andati perduti. Inoltre Sky Arte Hd curerà un documentario internazionale di un'ora che andrà in onda nel gennaio 2017 e verrà distribuito in tutto il mondo; il direttore di Sky Arte ha dichiarato che “Verrà ricostruita la storia dei tre siti e illustrate le fasi del progetto di ricostruzione. Vedrete qualcosa che non avete mai visto. La ricostruzione di manufatti colpiti da un'ondata tragica di iconoclastia. Pensavamo che questo processo fosse irreversibile, invece possiamo farcela a salvare storia e memoria”. Un progetto rivoluzionario ma che restituirà alla memoria umana dei straordinari monumenti che, ahinoi, sono andati ormai distrutti.

 

Isis, ancora ferocia tra i tesori di Palmira: ecco la fine orribile che i jihadisti hanno fatto fare al direttore dell'area archeologica